KAWASAKI, LA NASCITA DI UNA PASSIONE

Shozo Kawasaki

Questo mese la storia che raccontiamo ha uno sfondo molto personale che parte dai primi ricordi a due ruote del direttore. Ebbene sì: confesso che la mia prima moto, negli anni ’70, fu una Kawasaki, una Kawasaki molto speciale.

Ma per arrivare a questo prendo il discorso da distante, dalla stessa storia del brand giapponese, una storia ricca di molte sfaccettature come abbiamo visto spesso accadere nella storia industriale del Paese del Sol Levante dove una stessa azienda può produrre indifferentemente moto, strumenti musicali, piccoli elettrodomestici, macchine fotografiche e quant’altro.

Shozo Kawasaki, parafrasando il Manzoni: chi era costui? Figlio di un commerciante di kimono iniziò la sua personale storia imprenditoriale a 27 anni, ma dovette arrivare alla soglia dei sessanta per dare vita all’industria che oggi tutti conosciamo e che porta il suo nome: la data di nascita ufficiale della “factory” che porta il suo nome è il 15 ottobre 1896, segno dei gemelli.

Ma l’inizio non fu legato (vista anche la data di nascita) alle due ruote, piuttosto a mezzi che di ruote ne avevano molti, ma molti di più: i treni, tant’è vero che ancor oggi la Kawasaki è impegnata con il progetto Shinkansen, ovvero la rete di treni nipponici ad alta velocità, a quanto pare questo componente è parte fondante della filosofia dell’Azienda…

una Kawasaki... sui binari

Ma, sempre per parlare di alta velocità e di avanguardia tecnologica, il brand del quale ci stiamo occupando iniziò, alla fine degli anni ’10, ad occuparsi anche di aviazione e, tra il 1919 e il giorno d’oggi – passando anche attraverso una guerra mondiale – la Kawasaki ha portato sempre il suo contributo sia nel mondo ferroviario, come si è visto, sia in quello dell’aria e dello spazio con il lancio, nel 1986, del loro primo satellite…

Torniamo invece con … le ruote per terra scoprendo dove è nata la sezione che a noi interessa di più, quella che ci permette di… volare sui nastri d’asfalto (le piste ragazzi, le piste…) ovvero quando la casa nipponica ha iniziato ad interessarsi delle due ruote, e iniziamo con la classica frase: correva l’anno… ed era il 1952.

la Meihatsu, una Kawasaki 125 da record

Il primo motore prodotto, appunto in quell’anno, era un 4 tempi raffreddato ad aria di 148 cc: 4 CV a 4000 giri… Per trovare il logo dell’azienda sul motore dobbiamo però aspettare il 1956 con un 125 che stabilì immediatamente il record di velocità della categoria con 81,5 kmh e che sarebbe stata la base attorno alla quale quattro anni dopo, nel 1960, Kawasaki completò la sua prima fabbrica dedicata interamente alla produzione di moto.

Il 125 del ’56 si impose successivamente, nelle sue varie evoluzioni, in molte competizioni per buona parte degli anni ’60, e la vocazione alla velocità si vide subito che faceva parte del DNA dell’Azienda e anno dopo anno si stavano gettando le basi per un mezzo che avrebbe costituito una piccola rivoluzione nel mondo del motociclismo e una grande rivoluzione per il motociclista che sta scrivendo queste note.

la "bomba": Kawasaki MACH III 500

Altre cilindrate erano state sviluppate nel frattempo dalla Kawasaki piazzandosi bene nelle varie categorie, dalla 250 alla 350, intanto si avvicinava il momento fatidico del salto di qualità.

Arriviamo al 1968 e nasce una piccola bomba, la Mach III 500: tre cilindri raffreddati ad aria, un’accelerazione da missile, una velocità massima da record (allora: 200 kmh) e, soprattutto, un’alimentazione a due tempi!

I tre cilindri di 498 cc scaricano a terra 60 CV con un ronzio che sa di fantascienza… o di aerei ultrasonici, da cui il “Mach” del nome, il peso contenuto (174 kg.) completava l’opera per consentire alla “freccia blu” (come l’aveva soprannominata chi scrive) la performance di accelerazione e di velocità di cui era portatrice. Ma.

Ma c’era un ma.

Ricordo che Motociclismo, nelle prove su strada, scrisse che la velocità massima non era stato possibile rilevarla perché la moto… teneva tutta la strada (e mi pare fosse il grande Nico Cereghini a fare il tester di questa bomba), con l’arroganza e il piacere all’assunzione massiccia di adrenalina propria dei vent’anni ignorai questi avvertimenti e la Kawasaki Mach III divenne la prima moto davvero mia, dopo aver provato qualche moto di amici, soprattutto un mitico “Bonneville”, la prima moto “vera” che io abbia mai guidato.

la MACH III... scomposta

Non ho ancora deciso, alla mia tenera età, se sono un coraggioso oppure un fifone, sta di fatto che i mach di quella moto – bellissima come bellissimo era il ronzio sibilante del motore – erano troppi per il sottoscritto e la Mach III rimase di mia proprietà solo per poche settimane, poco più di un paio di mesi: il grippaggio di un cilindro del Mach III di un amico con conseguente “sparo” del pistone incriminato e volo disastroso del centauro prima e la vera e propria verifica da parte mia dell’assunto di Motociclismo che la moto ad alta velocità “teneva tutta la strada” furono letali  per il mio incondizionato amore per questa due ruote, solo che allora imputai la mia paura (vera e forte) ad un animo da… coniglio, e quando scesi dalla Mach III andai a guardare nello specchio la faccia di un fifone…

Oggi so che si può parlare di problemi telaistici, di un freno a tamburo poco performante (lo posso ben confermare!!!), ma allora dentro di me mi sentii un fallito… Le moto che seguirono immediatamente il Mach III furono due: immediatamente un’italiana, bella ma assai meno performante della Kawasaki – una Ducati Scrambler – e un’altra giapponese, di nuovo due tempi, di nuovo tre cilindri anche questa dalla velocità massima meno elevata della Kawa; una Suzuki GT 380.

la prima superbike: la Kawasaki Z1 900

Nonostante il mio personale fallimento – anzi, forse proprio in virtù di questo – la Kawasaki ha sempre esercitato un fascino su di me… Gli anni successivi la storia della casa giapponese comunque proseguirono registrando il grande successo della Mach III nonostante i problemi che, oggettivamente, poneva a chi la guidava e, subito dopo, la Z1 da 900 cc che – ricordo la pubblicità – vantava ben 82 CV di potenza (la vocazione alla velocità della Kawasaki proseguiva), la più potente dell’epoca e, soprattutto, la maggior cilindrata prodotta all’epoca, un’antesignana delle moderne superbike, insomma.

Poi vennero le Z 1300, arrivò nel 1983 la prima Ninja (900 cc per 115 CV!), un’altra vera bomba Kawasaki e poi, pian piano arriviamo ai mezzi d’oggi che portano tutti nel DNA le voglie velocistiche di un’azienda nata per produrre… treni.

Personalmente, nonostante la dichiarata difficoltà incontrata nel domare quella che fu davvero una rivoluzione all’epoca, nutro ancora qualche dubbio (mi perdoni Cereghini!) sul fatto che in fondo, forse, fu la mia incompetenza ad impedirmi di usare al meglio la Mach III e, certo, la prima moto (come altre “prime volte” della propria vita) non si scorda mai…

i tre cilindri della MACH III

KAWASAKI MACH III 500 CARATTERISTICHE TECNICHE

Architettura: 3 cilindri, 2 tempi, raffreddamento ad aria

Cilindrata : 498 cc

Alesaggio x corsa : 60,0 x 58,8 mm
Rapporto di compressione : 6,8 à 1
Potenza massima : 60 ch à 7 500 tr/mn (H1/H1A-B-C) / 59 ch à 8 000 tr/mn (H1D-E-F)
Coppia massima : 6,85 kg-m à 7 000 tr/mn (H1/H1A-B-C) / 5,7 kg-m à 7 000 tr:mn (H1D-E-F)
Impianto elettrico e accensione : CDI (H1/H1A) / Batterie (H1B) / CDI (H1C) / Magnéto CDI (H1D-E-F)
Avviamento : a pedale
Carburatori : Mikuni VM28SC x3

TRASMISSIONE
Tipo di trasmissione : Cambio a 5 rapporti a presa costante (Ordine : PM/1/2/3/4/5)
Frizione : Multidisco in bagno d’olio
Trasmissione finale : Catena
Rapporto di trasmissione primaria : 2,41
Rapporto di trasmissione secondaria : 2,81
Rapporto di trasmissione finale : 5,47

la strumentazione della Kawasaki MACH III 500

TELAIO
Tipo : Doppia culla tubolare in acciaio
Angolo Cannotto : 29° (H1/H1A-B-C) / 27° (H1D-E-F)
Pneumatici : a camera d’aria
Dimensioni degli pneumatici : AV > 3.25-19 4PR // AR > 4.00-18 4 PR
Freno anteriore : Tamburo doppia camma (H1/H1A) / Singolo disco (H1B-C-D-E-F)
Freno posteriore : Tamburo camma singola
Frenata da 50km/h : 10,5m
Sospensione anteriore : Forcella telescopica tradizionale
Sospensione posteriore : Braccio oscillante + doppio ammortizzatore

DIMENSIONI
Lunghezza totale : 2 095 mm (H1/H1A-B-C) / 2 125 mm (H1D-E-F)
Larghezza totale : 840 mm (H1/H1A-B-C) / 825 mm (H1D-E-F)
Larghezza totale : 1 080 mm (H1/H1A-B-C) / 1 100 mm (H1D-E-F)
Interasse : 1 400 mm (H1/H1A-B-C) / 1 410 mm (H1D-E-F)
Luce a terra : 135 mm (H1/H1A-B-C) / 145 mm (H1D-E-F)
Peso a secco : 174 kg (H1/H1A-B-C) / 185 kg (H1D-E-F)
Raggio di sterzata minimo: 2,3 m
Capienza serbatoio benzina : 15 l (H1/H1A-B-C) / 16 l (H1D-E-F)
Capienza serbatoio olio : 2,3 

  

 

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