IO E LA STRADA

 

Walter sulla sua Moto Guzzi SP 1000

Parole ruvide, quelle di Walter, ma spontanee, di quelle che sgorgano quando provi qualche emozione. Non è un reportage, non è il racconto di un viaggio, almeno nel senso classico, ma se di viaggio si vuol parlare si tratta, probabilmente, di un viaggio interiore. In sella ad una Guzzi SP 1000 grata a Walter per poter ancora percorrere le strade. È il contributo di un motociclista, che ci ha voluto far parte di qualche scheggia delle sue emozioni, come quelle che tutti noi proviamo, quando “fuggiamo” sulla nostra due ruote, è bello leggerle, anche per confrontarle con le nostre e scoprire che, forse, non sono molto distanti. Buona strada, Walter… (P.B.)

La strada. La strada e un orizzonte che cambia faccia due volte al giorno. Niente che mi auguri buon viaggio. Nessun addio. Solo io, l’aria da spaccare in due e la mia nuvola rombante.

la SP 1000 nel "giardino" di casa di Walter

Questo è il mio pensiero e lo è stato ogni volta che ho preso la mia vecchia Guzzi. Leggo di viaggi in moto e dopo un po’ tutti si assomigliano…, posti incantevoli, curve e tornanti su moto belle , moderne , sicure , costose , equipaggiate e piene di elettronica….ma….il saltare in sella, e lasciarsi le rovine di tutte le battaglie alle spalle. ? non sempre i paesaggi sono incantevoli a volte scorrono monotoni, i pali della luce, quelli che imitano le più banali cartoline di Parigi, quelli che ricordano la lancia di Don Chisciotte.
La moto è il mio cavallo. Io, un fantino di fango con la criniera schiaffeggiata come una bandiera dal vento. L’autostrada è deserta. Ma non per molto. E’ un rigagnolo a malapena visibile, successivamente s’ingrossa, avanza la piena, pesci di ferro e vetro affollano tutte le arterie.

la SP 1000 in una fase del restauro accurato e amorevole di Walter

Faccio un ultima sosta per carburare la Guzzi e lo stomaco. Rendo sazia la mia Signora Guzzi, in primis, che si aggiudica gli sguardi di centauri in gruppo …e già bisogna essere in gruppo per sentirsi di appartenere …io no io e la mia Signora Guzzi ci apparteniamo e il resto fa parte del viaggio , di battiti del cuore che susseguono e non si fermano. Adesso mi aggiro a passi lenti nel labirinto di un Autogrill, non c’è nulla che attragga il mio interesse, e il mio corpo senta già la mancanza di risalire in sella. All’uscita una ragazza sui vent’anni, con un chilo di rossetto color porpora sulle labbra, mi domanda se la moto scura parcheggiata là fuori è mia, qualche complimento, fissa la mia chioma lunga: non è frequente incontrare un viaggiatore di oltre quarant’anni con i capelli lunghi fino quasi al culo.
“Ma sono tutti tuoi?”, mi domanda con un espressione stupita. E io : “No, più della metà li ho rubati a Dio.” Gira i tacchi senza salutare e raggiunge un’amica incollata al cellulare.
Decido di non mangiare, mi attanagliano i pensieri e prendo un caffè al volo. Via, si riparte. La destinazione non l’ho ancora decisa. Forse tutto mi porta a Sud.

Questo è un racconto di un viaggio o non viaggio dove lascio a voi la scelta d’immaginare .
Il sole è caduto in basso, la seconda faccia dell’orizzonte.

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