LA FORCELLA

una coppia di forcelle smontate

Questo mese prendiamo in esame un altro componente fondamentale per assetto e tenuta di strada della nostra moto: la forcella.

Questi due “tubi”, uniti da una piastra vicino al manubrio e ai quali è fissata in maniera solidale la ruota e il sistema frenante anteriore hanno una grossa parte nella sicurezza della nostra conduzione del mezzo e, nel mondo delle gare, possono addirittura risultare determinanti per l’equilibrio complessivo e per un podio conquistato o perso.

Sì, perché al pari dell’ammortizzatore posteriore, la taratura corretta della forcella – che altro non è se non un ammortizzatore anteriore che regola la capacità, per esempio, di inserirsi correttamente in curva o che è responsabile dell’efficacia della frenata e della corretta traiettoria successiva – è responsabile della tenuta di strada, nel caso soprattutto del turismo stradale, ma anche della possibilità di realizzare la migliore traiettoria in pista o mantenere la giusta sensibilità nei confronti del terreno nel fuoristrada e nel cross.

Dal punto di vista costruttivo la forcella presenta molte analogie con l’ammortizzatore, naturalmente, le differenti dimensioni e il tempo diverso nel quale il suo sistema di ammortizzamento interviene ne richiedono una serie di interventi e regolazioni che, pur se realizzati con gli stessi scopi dell’ammortizzatore, hanno uno specifico campo di intervento.

le lamelle dei pistoni che regolano l'estensione e la compressione nei relativi registri.

Internamente, al pari dell’ammortizzatore, sono collocate, per esempio, una serie di lamelle che hanno lo scopo di limitare il flusso oleodinamico che ha la funzione di rallentare l’affondamento o, appunto nel caso della forcella, il successivo rilascio con l’estensione conseguente alla fine di una frenata.

Oltre a queste analogie con l’ammortizzatore, all’interno delle forcelle troviamo anche un gruppo pompante, un sistema di registri – anche questi sistemi analoghi a quelli dell’ammortizzatore, solo che qui i registri agiscono sia in compressione sia in estensione, ovvero – parlando dell’uso turistico – sia al momento dell’inserimento in curva o della frenata, sia al momento dell’apertura del gas.

Ma perché la corretta taratura della forcella è così importante per la sicurezza della guida? Visto che sono molti i motociclisti – soprattutto tra chi tira fuori dal box la moto solo nel periodo estivo – che danno poca importanza alla corretta e regolare manutenzione di queste parti della moto, sarà bene mettere nella giusta luce quali siano i compiti assolti da questi due “tubi”.

un gruppo pompante e, sul retro, una molla per il precarico meccanico

La parte forse più importante la forcella la svolge nella frenata e nell’inserimento in curva: come abbiamo visto questo particolare tecnico è dotato di dispositivi per irrigidire o ammorbidire la compressione e il successivo rilascio che si verificano in seguito o ad una frenata, più o meno brusca, o al cambio di traiettoria (che solitamente è comunque accompagnato dalla frenata, tanto più brusca quando viene effettuata da un pilota in pista, la classica “staccata”.

Cosa succede quindi? Se la taratura è morbida, con lunghi spazi di molleggio, la moto farà fatica, in curva, a “chiuderla” e il pilota si ritroverà in una situazione di sovrasterzo con il rischio di chiudere troppo presto la curva perdendo assetto ed equilibrio e facendo decollare il posteriore.

Al contrario se la taratura è troppo rigida la moto avrà un andamento sottosterzante e faticherà a chiudere la curva rischiando di portar fuori diritto la traiettoria costringendo ad una frenata ancor più brusca che può risolversi in una sbandata, anche questa a volte difficilmente governabile, soprattutto se, in una moto stradale, sono presenti altri elementi che modificano gli equilibri e l’assetto quali lo sbilanciamento dovuto a due borse laterali, magari caricate in maniera diseguale.

In pista invece, ma questo i piloti che gareggiano già lo sanno, è richiesta una taratura più “dura” in maniera che anche nelle violente staccate, nei repentini cambi di direzione la moto abbia reazioni sempre neutre, che devono essere governate e decise unicamente dal pilota. È ovvio che il comfort offerto da una moto da corsa è completamente differente da quello di una stradale: con la prima ogni minima asperità è avvertita dal pilota (non per niente l’impegno fisico richiesto a chi partecipa alle gare è estremamente elevato) e usare una moto simile sui lunghi chilometri di un giro turistico comporterebbe un affaticamento notevole alla colonna vertebrale di pilota e passeggero.

lo smontaggio delle forcelle da una moto da cross

Differente è invece il discorso nell’off road, soprattutto nel cross, sua componente estrema. In questo caso il pilota deve avere una sensibilità nei confronti del terreno decisamente superiore a quanto accade in pista o su un’autostrada: in questo caso non deve essere il terreno ottimale per la moto ma, viceversa, deve essere la moto ad adattarsi alle asperità e alle irregolarità del terreno. In questo caso le forcelle quindi avranno una taratura più morbida, anche se reattiva, in maniera che la ruota possa, in qualche maniera, assecondare i su-e-giù che il terreno le richiede mantenendo il contatto.

Come abbiamo visto anche questa componente della ciclistica di una due ruote è fondamentale prima di tutto per la propria sicurezza, il mio suggerimento è quindi quello di far verificare gli assetti e lo stato di forcelle e ammortizzatori senza superare di troppo i ventimila chilometri, anche perché, in ogni caso, bisogna ricordare che anche l’olio contenuto ha una sua vita e che perdendo in fluidità modifica anche le sue reazioni peggiorando la qualità della guida.

Ultima considerazione da fare, rispetto alle tarature proposte dalle case all’acquisto di un nuovo mezzo, il peso del pilota stesso, che può influire sui tempi e le dinamiche di risposta di ammortizzatori e forcelle.

E, infine, è bene sempre ricordare che quella cosa che ci dà l’ebbrezza e il piacere della guida di una moto è la stessa che va tenuta sempre in considerazione per la nostra sicurezza: noi di ruote ne abbiamo sempre e solo due e se in una scatoletta a quattro ruote al massimo puoi rischiare di avere un viaggio meno confortevole, per noi può trasformarsi nel rischio di collaudare che la forza di gravità è un’entità sempre presente.

E certamente nessuno di noi vuole sperimentare questa semplice verità della fisica.

 

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