IL SISTEMA DI SCARICO

con la collaborazione di Floriano Domenicali

il collettore: la parte più importante del sistema di scarico

Questo mese parliamo di un pezzo della nostra moto che gode di una certa popolarità, per quel che riguarda la parte più visibile e appariscente ma che, in realtà, è in generale poco conosciuto sia nel funzionamento sia nella manutenzione che – come per tutte le parti delle due ruote, anche in questo caso deve essere regolare e puntuale: il sistema di scarico.

Il rombo delle nostre due cilindri, o il ronzio armonico di certe quattro cilindri viene potenziato, enfatizzato, gli si dà corpo e se ne ascolta, con piacere, il sound, emesso da quel tromboncino finale che è il terminale del sistema di scarico, vantando anche il costruttore cui se ne deve la paternità: Akrapovič, Arata, Arrow, Leo Vinci, Termignoni sono alcuni dei nomi più diffusi e conosciuti, ognuno con il suo pacchetto di fan che ne mette in luce le qualità… musicali.

In realtà, prima ancora, e ancor di più del terminale (senz’altro importante nella gestione del motore, e dopo vedremo il perché) bisogna dare la giusta attenzione a tutti i “tubi” che dal motore portano i gas espulsi nell’aria.

Sarebbe più preciso sostituire il verbo “portano” con il verbo “estraggono”, fino a disperderli fuori dal terminale, questo perché tubi e collettori, a parte la gestione tramite la sonda lambda dell’alimentazione del motore e quindi dell’emissione dei componenti più tossici dei gas combusti, sono in realtà, meccanicamente, la componente più importante di tutto il dispositivo che elimina i gas di scarico.

Per dirla in maniera il più semplice possibile i fumi che escono dal motore non sono semplicemente espulsi per “pressione” dall’interno, ma, in virtù della forma costruttiva di tubi e collettori, vengono appunto realmente estratti sfruttando un semplice principio fisico di cui prima o poi avremo tutti sentito parlare: l’effetto venturi.

il tubo forato attraverso il quale passano i gas di scarico a 600/800°

Di cosa stiamo parlando? Su cosa si basa questo principio? Ricordiamo brevemente di cosa si tratta: un fluido – che non significa solo un liquido ma anche un gas – se costretto a passare attraverso un condotto che presenta uno strozzamento, aumenta la propria velocità, non solo, tende ad “acchiappare” quello che lo segue per tirarselo fuori dal condotto nel quale è costretto.

In definitiva alla fine non è necessario che il motore “spinga” fuori i gas di scarico perché questi saranno “risucchiati” all’esterno in virtù di questo principio fisico che così sommariamente ho descritto.

A questo punto dobbiamo quindi capire che per poter procedere a questa “estrazione” tubi e collettori devono possedere una particolare forma costruttiva che, in ogni modo, non è realizzata a caso, in sostanza devono essere dei veri e propri tromboncini che presentano un restringimento verso l’estremità distale, ovvero verso la parte esterna, solo dopo verrà inserito il terminale di gran nome (e prezzo, come ben sappiamo, nei casi dei marchi più prestigiosi).

l'interno del collettore: la disposizione delle sezioni è la vera responsabile delle prestazioni del sistema di scarico

Per spiegare la cosa con un altro esempio, forse più chiaro, chi possiede un caminetto sa bene che per garantirne il tiraggio che porti all’esterno il fumo provocato dalla combustione dei ceppi il tubo deve avere certe caratteristiche che richiedono un minimo di studio: lunghezza e forma. Quando il caminetto non “tira” e riempie la stanza di fumo significa che qualcuno di questi parametri non è stato ben calcolato e, se avete dato un’occhiata alla cappa vi sarete resi conto che il condotto tende a restringersi verso la parte terminale, e saprete anche che se non raggiunge una certa lunghezza la sua efficacia è ridotta.

È chiaro che nelle moto di serie questo componente è studiato ad hoc per raggiungere prestazioni medie, ma volendo incrementare le prestazioni della nostra moto o ottimizzarle può essere necessario farvi mettere le mani, magari sostituendo anche in toto il sistema di scarico (e non solo il terminale).

Bisogna sottolineare un dettaglio importante in tutto questo: la moto che esce dalla casa madre ha l’omologazione sia per i contenuti tossici dei gas di scarico sia per il rumore. Sostituendo l’impianto spesso si potrà avere l’omologazione dei decibel ma non quella del contenimento di polveri sottili e dei gas incombusti mettendo, alla fine, fuorilegge la nostra moto. È estremamente difficile che qualcuno si metta a smontare il nostro mezzo per verificare il sistema di scarico, però si sappia che esiste questa possibilità…

E passiamo finalmente al terminale, quello che, in certi casi, qualifica l’eccellenza della nostra moto grazie al nome che porta.

Il terminale è costituito da un involucro esterno – costruito in acciaio, alluminio, carbonio, titanio – che viene riempito con del materiale termoisolante e fonoassorbente (spesso, ma non solo, come vedremo – lana di vetro) – che avvolge un tubo forato che, in effetti, è quello che alla fine permette il passaggio dei gas di scarico.

Dicevo “spesso ma non sempre” riferendomi alla lana di vetro perché, per esempio, un celebre produttore di terminali – Akrapovic – fornisce un tessuto con caratteristiche simili ma molto più efficiente, per ragioni che vedremo.

il tessuto speciale dell'Akrapovic, senz'altro il più costoso ma anche il migliore per la funzione che deve assolvere

A cosa serve questo tessuto – definiamolo così anche se in modo un po’ improprio – che è in realtà il “segreto” dell’efficienza del terminale? Come ho detto assolve a due funzioni: serve a ridurre parzialmente la rumorosità dello scarico e a creare una intercapedine tra i caldissimi gas di scarico (tra i 600 e gli 800 gradi!) e la parte esterna del terminale stesso.

Innanzitutto vediamo come è costruito un terminale: all’esterno troviamo un involucro che nei modelli più prestigiosi è in carbonio o in titanio ma può essere anche in alluminio o in acciaio.

All’interno passa un tubo forato che è il vero e proprio condotto dei gas di scarico, tra questo tubo e l’involucro esterno viene collocato il tessuto di cui abbiamo parlato, in alcuni casi possiamo trovare anche – tra il tubo forato e il materiale fonoassorbente – un secondo tubo realizzato con una reticella dalla trama estremamente fina, questa reticella ha lo scopo di ridurre il consumo del tessuto ma porta con sé come conseguenza una minore efficacia nella funzione di riduzione del rumore, per questo viene usata soprattutto nel racing.

un dettaglio del tessuto Akrapovic

Il principio è semplice: i gas (e il rumore che proviene dallo scarico del motore) passano attraverso lo scarico dove si espandono ma vengono ridotti dalla presenza del tessuto.

Naturalmente, date le temperature, il materiale tende a consumarsi, a bruciarsi (la retina serve, infatti, a ridurre il fenomeno) e se la cosa ha una relativa importanza nei terminali “normali” avendo come unica conseguenza soprattutto un aumento della rumorosità, in quelli in carbonio l’area dove il tessuto si è maggiormente consumato viene a contatto diretto con i gas e “si cuoce” fino al punto che il carbonio si sbriciola, con le ovvie conseguenze soprattutto economiche…

la reticella che protegge il tessuto

La manutenzione dell’impianto di scarico quindi si riduce essenzialmente alla periodica sostituzione di questo tessuto, operazione che – se non si va in pista – il motociclista che si dedica al mototurismo può limitarsi ad effettuare una volta all’anno, ma siccome è in funzione del tipo di utilizzo che si fa della propria moto è meglio rivolgersi ad un meccanico specializzato per capire quali debbano essere i tempi, in una moto dedicata alla pista l’operazione andrà ovviamente fatta con molta maggior frequenza…

Anche senza arrivare ad analizzare l’elettronica del dispositivo catalitico abbiamo quindi visto che il sistema di scarico di una moto è in realtà molto più complesso di quanto si potrebbe pensare e il terminale, per quanto sia la parte più appariscente, è anche quella meno importante, per migliorare le prestazioni.

Anche qua il suggerimento è lo stesso: se volete una moto davvero “vostra”, per quanto il mezzo che esce dalla fabbrica sia “mediamente” corretta, se volete davvero un mezzo su misura per le vostre esigenze, per il vostro stile di guida non esitate a rivolgervi ad un meccanico specializzato che possa mettere a punto anche questo elemento… e vedrete che il divertimento aumenterà!

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