AUTODROMO DI IMOLA: UN CONFRONTO MANCATO

Deanna Zaccherini, in primo piano e, sullo sfondo, gli altri componenti, fondatori, del Comitato Autodromo Vivo

Deanna Zaccherini, in primo piano e, sullo sfondo, gli altri componenti, fondatori, del Comitato Autodromo Vivo

Vigliacchi e ipocriti. Questi i primi commenti che mi vengono in mente pensando alla possibilità di un confronto aperto, una assemblea pubblica alla quale sarebbe stato utile, ed era auspicabile, partecipassero tutte le rappresentanze imolesi, sia quelle pro – che, con Comitato per un Autodromo Vivo, aveva organizzato la serata – sia quelle contro, rappresentate soprattutto dal neonato Comitato per un Autodromo Diverso, della cui nascita MOTOINMOTO ha dato notizia poche settimane fa e che, comunque, hanno brillato per la loro assenza.

Della conferenza stampa di quest’ultima componente anti-Autodromo ho fatto dare notizia da un redattore per evitare che la mia penna – pardon! tastiera – risultasse troppo di parte nel dare notizia delle immense bugie e atti di disinformazione che in quella sede erano stati dati in pasto ai giornalisti convenuti. Mi sono peraltro riservato lo spazio per un commento scritto di mio pugno dopo, appunto, l’Assemblea che il comitato-pro (lo chiamerò così da qua in avanti) aveva organizzato per la sera del 3 dicembre, questo per dare lo spazio proprio al confronto.

Un confronto che non c’è stato nonostante io stesso, nella conferenza stampa dell’ultimo comitato-contro, abbia invitato i promotori a partecipare, proprio per mettere l’una di fronte all’altra le posizioni e le relative soluzioni che – civilmente e democraticamente – andrebbero concordate tra le due posizioni, ma senza bugie in malafede.

Il confronto non c’è stato. È facile per me dire che la ragione è proprio perché i “contro” non ne sono interessati, perché le loro motivazioni sono così palesemente false e faziose che sarebbero smantellate in un fiato, come in effetti Deanna Zaccherini, portavoce dei “pro” ha dimostrato.

E allora mi sia consentito un passo indietro, alle menzogne di quella conferenza stampa dei contro, menzogne che non ho voluto fossero sottolineate nel resoconto giornalistico di quell’incontro.

L’ipocrisia massima nasce dal fatto che, non volendo dire a chiare lettere che quello che vogliono è la chiusura definitiva dell’autodromo (anche perché per farlo dovrebbero specificare le vere ragioni di questa volontà, che non sono quelle cui danno più importanza), giustificano la loro posizione con il buco amministrativo lasciato dalla passata gestione, cosa vera, ma omettendo di dire (o di ammettere, nel momento in cui la cosa viene loro fatta presente) che se non fosse per la copertura di quel debito e dei relativi interessi passivi, già oggi la gestione dell’Autodromo sarebbe in pari.

In quella conferenza stampa qualcuno ha poi affermato, a dimostrazione che l’Autodromo intende boicottare usi alternativi, che agli organizzatori di un evento non motoristico (mi pare fosse “Imola Games”, in ogni caso tutta la conferenza stampa è registrata quindi anche questo nome è verificabile) siano stati chiesti circa 90.000 €. Questo è il dato che verrà fornito alla popolazione. Peccato venga omesso di specificare che la cifra è l’importo corretto che l’Autodromo chiede a chiunque voglia usarne la struttura in relazione alle giornate di occupazione (l’Autodromo costa circa 30.000 € a giornata).

Altra panzana: lo STAI, l’ente imolese preposto alla gestione e alla promozione del turismo sul territorio, ha diramato i dati relativi alle presenze turistiche in relazione alle motivazioni che conducono i visitatori nella città. Il dato saliente è che le attività dell’Autodromo rappresentano da sole il 25% del totale per un fatturato attorno ai 4.000.000 €. Il fatturato, perché l’utile dichiarato invece è attorno ai 700.000 €.

Il fatto è che “quelli” del comitato “contro” hanno invece iniziato a diffondere quest’ultima cifra, come incoming lordo.

da sinistra a destra: Tiziano Monti, Massimiliano Maccarelli e Andrea Masi, i fondatori, insieme a Deanna Zaccherini, del Comitato Autodromo Vivo

da sinistra a destra: Tiziano Monti, Massimiliano Maccarelli e Andrea Masi, i fondatori, insieme a Deanna Zaccherini, del Comitato Autodromo Vivo

Ancora, e ancor più significativo: uscendo dai dati economici sono iniziate a saltar fuori le ragioni “ecologiche” (ricordiamo che la conferenza stampa si è tenuta – non a caso – nella sede imolese di Legambiente), prima di tutto per il rumore, denunciato da chi abita nell’area come fonte di notevoli disagi, anzi, qualcuno ha anche affermato che a causa di questo è impossibile fare lezione nelle scuole vicine perché è impossibile farsi ascoltare dagli studenti (naturalmente questa affermazione è stata assolutamente smentita dagli organismi scolastici) e imputando agli scarichi dei motori una situazione di inquinamento ambientale assolutamente pericolosa per la vita nella zona.

Ora, a parte che chiunque abiti intorno all’Autodromo di Imola ci è andato a vivere ben dopo la nascita della pista, che compie sessant’anni di attività proprio quest’anno, quindi sapendo bene DOVE andava a prendere casa, riguardo al tasso di inquinamento di un motore da competizione chiunque si occupi un po’ di queste cose sa benissimo che questi propulsori sono tra i più puliti perché – naturalmente! – non possono permettersi di non funzionare nel modo più efficiente possibile, quindi i residui tossici (peraltro estremamente modesti rispetto alla mole di traffico che si muove appena fuori dall’autodromo sulla via Emilia in ogni giorno dell’anno) sono tra i più bassi che si possano misurare.

Ben fatto ha Deanna Zaccherini denunciando come “vigliacco” chi usa i bambini per le proprie scuse. Bambini che, stando alle medesime fonti, vengono descritti come infastiditi dai rumori dell’Autodromo. Beh, non sono certo in possesso di dati incontrovertibili che quanto sto per dire sia vero, ma sono pronto a scommettere che bambini e ragazzi non vedrebbero l’ora di poter assistere a gare e prove in pista… se il funzionamento emotivo dei ragazzini non ha subito profondi mutamenti…

Ma forse, dal mio punto di vista di giornalista, la cosa peggiore nella quale mi sia imbattuto, è stato il comportamento di un collega, direttore di un quotidiano con il quale collaboravo e il cui logo è stato presente in tutti i video prodotti da MOTOINMOTO, almeno fino a poche settimane fa, quando sono successi gli eventi che sto descrivendo.

la sala dell'hotel Donatello era gremita, per l'assemblea pubblica convocata dal Comitato Autodromo Vivo, purtroppo mancavano i rappresentanti di due comitati "contro", in particolare l'ultimo nato "Cittadini per un Autodromo Diverso", sponsorizzato da Legambiente...

la sala dell'hotel Donatello era gremita, per l'assemblea pubblica convocata dal Comitato Autodromo Vivo, purtroppo mancavano i rappresentanti di due comitati "contro", in particolare l'ultimo nato "Cittadini per un Autodromo Diverso", sponsorizzato da Legambiente...

Erano apparsi con la maggior rilevanza che il display del magazine consente due articoli “contro” basati non su fatti ma su accuse generiche, “emotive”. Mi sono quindi andato a documentare con le interviste – apparse su MOTOINMOTO – al direttore dell’Autodromo, Pietro Benvenuti, ad uno dei fondatori del Comitato Autodromo vivo e alla ricerca di dati ufficiali riguardanti il turismo e la ricaduta economica sull’indotto. Questo materiale è servito per la stesura del primo articolo, pubblicato anche su MOTOINMOTO, sull’Autodromo, quindi lo ho pubblicato anche nel magazine quotidiano con la stessa importanza dei due di segno opposto.

Nemmeno 12 ore dopo il mio pezzo era sparito da quella posizione per ricomparire in un angolo, in una posizione di scarsa visiblità, con una telefonata del direttore che mi redarguiva perché “l’argomento Autodromo è tema troppo caldo a Imola e bisogna trattarlo con cautela” – parole sue – la stessa “cautela” che lo ha poi portato a pubblicare altri interventi “contro”, sempre con la medesima importanza delle precedenti, e a non pubblicare assolutamente nulla, per esempio (né ad essere presente con qualche collaboratore) sull’assemblea del comitato “pro” del 3 dicembre.

Insomma, alla base di questo atteggiamento dei “contro” ci sono due motivazioni, secondo il mio giudizio, una prima politica, viste le prossime elezioni amministrative, la seconda – usando un termine che ho già adoperato in una chiosa da lettore, non da giornalista, ad uno dei pezzi “contro” pubblicati su quel quotidiano – ha una matrice di ambientalismo “talebano”, così io giudico gli atteggiamenti faziosi e falsi in malafede, che si muove solo per principi che vorrebbero eliminare con ogni mezzo, senza tener conto dei desideri e della volontà di chi è contrario, tutte le componenti della società che a loro non stanno bene, andando così a rendere invise quelle componenti di salvaguardia della natura che sarebbe invece indispensabile considerare, ma che portano molti a reagire in maniera altrettanto faziosa in un muro contro muro che non fa bene a nessuno, né alla Società Civile né allo stesso ambiente

Del resto non dimentichiamo che i più alti vertici internazionali del pluricelebrato WWF sono stati direttamente responsabili di alcune tragedie causate dall’aggressione all’ambiente, a partire da quel Luc Hoffmann, Presidente e cofondatore dell’organizzazione ecologista e proprietario di quell’Icmesa che negli anni ’70 provocò la fuoriuscita della più pericolosa delle diossine causando un enorme disastro ambientale o, ancora, un altro fondatore del WWF, Russel Train, uno degli ecologisti più premiati al mondo, era il responsabile dell’ambiente di quella Union Carbide che a Bophal uccise 30.000 indiani con la fuoruscita di 40 tonnellate di gas letali dalla fabbrica di pesticidi… numerosi altri esempi ci sarebbero ma ci porterebbero troppo lontani da Imola e dall’Autodromo…

In ogni caso, alla fine del suo lungo e dettagliato intervento, dopo aver rilevato l’assenza della “controparte”, Deanna Zaccherini ha annunciato che avrebbe invitato i comitati “contro” in un confronto all’americana, davanti alla cittadinanza, in maniera da poter guardare in faccia chi dovesse avere il coraggio di sostenere pubblicamente tutte le bufale diffuse. Ma, personalmente, non credo che questo avverrà.

Piuttosto, come un sorta di ordalia, mi piacerebbe poter mettere in pista una selezione dei vari comitati con l’invito ultimo “e vinca il migliore!”

E la scelta delle armi – pardon delle moto – lasciata allo sfidato. Ci sarebbe quantomeno da ridere…

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