UNA KAWASAKI AL SAN CARLONE DI ARONA

 

la Kawasaki Versys 1000 Grand Tourer del nostro itinerario e, sullo sfondo, i 25 metri del san Carlone di Arona

la Kawasaki Versys 1000 Grand Tourer del nostro itinerario e, sullo sfondo, i 25 metri del san Carlone di Arona

Il calendario dice che ormai ci siamo, alla primavera, ma evidentemente la cosa non è stata comunicata agli dei del meteo perché anche in questo scavallamento tra febbraio e marzo continuano le precipitazioni nevose e la moto – per quanto tu voglia usarla per la maggior parte delle 365 giornate che ogni anno ci regala – non ama le piste scivolose, nemmeno quando, iniziando a sciogliersi per la temperatura che si alza di giorno, nella notte il termometro prossimo allo zero stende le sue dita sui rivoli d’acqua trasformandoli in insidiose strisce di ghiaccio.

E allora, visto che i giri più importanti che vorresti fare sono sconsigliati da questi infidi tappeti di ghiaccio, ma non vuoi rinunciare, alle prime giornate di sole, almeno ad un giretto, tanto per sgranchire forcella e mono, ti studi qualche itinerario di mototurismo privo di problemi ma “divertente”…

la Versys 1000 si arrampica sui pochi tornanti che salgono dal lago di Arona alla grande statua di san Carlo Borromeo

la Versys 1000 si arrampica sui pochi tornanti che salgono dal lago di Arona alla grande statua di san Carlo Borromeo

Non è facile, da Milano, trovare qualche meta dove sia possibile trovare un po’ di curve e, al tempo stesso, priva di neve e ghiaccio e con qualche motivo di interesse all’arrivo. Beh, in fondo non è proprio vero, le strade che corrono attorno ai laghi sono piuttosto sinuose e in questo periodo dell’anno poco frequentate, soprattutto nel corso della settimana, quindi, anche se i chilometri sono pochini per togliere davvero quello sfizio che cresce dentro con l’innalzarsi della temperatura, la destinazione è scelta: il San Carlone di Arona.

Provate a pensare ad una Statua della Libertà italica e non laica, in linea con le tradizioni cattoliche del nostro paese, un monumento che ricordi un personaggio importante della storia religiosa, un personaggio che ha avuto tanta parte anche nella vita sociale, in un periodo di grande corruzione – anche nella Chiesa – e di epidemie micidiali, la peste.

la posa benedicente del Santo, a protezione della città che gli diede i natali

la posa benedicente del Santo, a protezione della città che gli diede i natali

Il personaggio in questione è un santo, san Carlo Borromeo, il quale, tra le tante cose fatte nella sua vita, nel periodo cardinalizio trascorso nella diocesi milanese diede prova di grande disponibilità nei confronti della parte più povera della popolazione, mettendosi contro alla maggioranza del clero che godeva di particolari privilegi e arrivando, nel periodo della peste del 1576-77, a guidare – a piedi nudi – una processione che muovendo per le strade cittadine (non asfaltate come sono oggi…) chiedeva l’intercessione divina per far cessare la strage che la terribile malattia causava. E la peste cessò.

ai piedi del colosso in lastre di rame che ormai conta quasi 350 anni di esistenza

ai piedi del colosso in lastre di rame che ormai conta quasi 350 anni di esistenza

Per ricordare questo grande personaggio della storia milanese e lombarda, un secolo dopo la sua morte, avvenuta nel 1584, la sua città natale, Arona, eresse sulla rocca che domina la piccola località del lago Maggiore, gli eresse una enorme statua in lastre di rame (Piero Chiara in un suo libro immagina che la testa sia stata ricavata dalla fusione del… membro del Colosso di Rodi) che si eleva (compreso il piedistallo) di 35 metri. Insomma, duecento anni prima del regalo della Francia ai neonati Stati Uniti della Signora dalla fiaccola a casa nostra si inaugurava un colosso benedicente che raffigurava un grande della nostra storia.

Accantonando la parte storica resta quella relativa alla gita “fuori porta”: per coprire la settantina di chilometri abbondante per arrivare alla meta di questo itinerario di mototurismo in Italia si possono scegliere due strade, o farli tutti sulle statali (attraversando la miriade di paesini disseminati tra Milano e Sesto Calende, con un traffico rilevante in qualunque giorno della settimana, o prendere l’autostrada dei laghi, in direzione prima di Varese quindi, ad un successivo bivio, diretto verso Gravellona Toce e verso la Svizzera, qui uscire al casello di Sesto Calende, superare i pochi chilometri che lo separano dal piccolo paese che fa da confine, sul Ticino, con la sponda piemontese e, finalmente, seguire la strada che percorre il lungo lago.

una piccola cappella disposta lungo la salita per il san carlone di Arona, a poche centinaia di metri dalla meta, si affaccia sul sereno panorama del Lago Maggiore

una piccola cappella disposta lungo la salita per il san carlone di Arona, a poche centinaia di metri dalla meta, si affaccia sul sereno panorama del Lago Maggiore

Un periplo del lago Maggiore mi riprometto di presentarlo presto, perché questa strada è bella da percorrere, sia come tracciato sia dal punto di vista paesaggistico e per certi paesini fascinosi che si attraversano, oggi ho scelto di fermarmi al “sancarlone”, come è stato affettuosamente battezzato dai locali.

I chilometri che separano l’entrata in terra piemontese, superato il ponte sul Ticino a Sesto Calende, dalla mia meta, Arona, sono solo una decina, qui bisogna superare il paese (io suggerisco il suo attraversamento, anziché imboccare la “tangenziale” che lo aggira a monte: anche se siamo più lenti merita comunque di passare vicini al lago e, soprattutto, attraversare una minuscola piazzetta che mantiene ancora la struttura urbana antica, che ti riporta con la mente alle pagine di Fogazzaro o di Hermann Hesse, anche se le loro opere si sono sviluppate sul lago di Lugano, peraltro quasi confinante con il Verbano.

il panorama del lago visto dai piedi della grande statua

il panorama del lago visto dai piedi della grande statua

Poche centinaia di metri dopo l’uscita dal paese di Arona e sulla sinistra compare la stradina che si inerpica sulla rocca sulla cui sommità è stato costruito il gigante in rame. Qui sì che ci sono tornanti sui quali divertirsi un po’… ma proprio un po’, perché la strada è abbastanza corta e, tanto per dirla tutta, dall’asfalto abbastanza massacrato dall’alternanza freddo-caldo, quindi del quale è bene non fidarsi troppo.

Pochi minuti e ti ritrovi ai piedi del gigantesco santo, meglio: fuori dal cancello che delimita il parco che circonda la statua, e questo dovrebbe insegnare che è sempre bene prendere informazioni precise prima di una gita per visitare una particolarità paesaggistica opera dell’uomo.

nel periodo invernale, durante la settimana, il san carlone lo si può ammirare solo così, da lontano, ai piedi della salita che conduce alla sua entrata, da dietro ai cancelli

nel periodo invernale, durante la settimana, il san carlone lo si può ammirare solo così, da lontano, ai piedi della salita che conduce alla sua entrata, da dietro ai cancelli

Insomma: nel periodo invernale la visita alla statua è chiusa al pubblico, durante la settimana, per aprire solo nei week end. Devo confessare che la mia qualifica di giornalista mi ha aperto la porte – pardo, i cancelli – per poter arrivare almeno ai piedi della statua per scattare, dal basso, quelle poche foto che corredano questo servizio, ma la salita sulla scala a pioli che si inerpica per i quasi 35 metri della statua, per fotografare anche il panorama del lago da questo singolare belvedere, mi è inibita. Pazienza, sarà una scusa per tornare un’altra volta.

In ogni caso anche questa visita alle sponde del lago Maggiore mi conferma la particolarità climatica di questa enclave: contro ai pochi gradi che il termometro registrava a Milano, nonostante il sole, i 17° che il termometro della Kawasaki Versys 1000 mi segnalava mi hanno fatto sciogliere dentro la tuta predisposta ad affrontare i rigori invernali.

Visto che tutto quello che potevo fare su qua l’ho fatto, anche dopo aver tirato in lungo il momento della ripartenza per il ritorno alla città, fatto il “pieno” di caldo prima di affrontare di nuovo i 5-6 gradi della pianura, risalgo sulla Versys, il pulsante di avviamento, il ronzio del quattro cilindri che sembra fare le fusa, forse contento anche lui della temperatura ambiente, ed eccomi di nuovo sulla strada che sfila il lungo lago, questa volta sulla sinistra, per tornare all’inquinamento della metropoli.

Fino alla prossima uscita in moto, sperando in un rapido arrivo della bella stagione.

Ma solo per migliorare il grip dell’asfalto, sia chiaro!

 

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