LIPSIA, IL LAVORO, IL COMMERCIO

 

Lipsia: dove dormire, dove mangiare

 

Delitzsch, piccolo paese vicino a Lipsia, punto di partenza per la visita della città

Delitzsch, piccolo paese vicino a Lipsia, punto di partenza per la visita della città

Prossima tappa: Lipsia, anche se in realtà la mia “base operativa” sarà situata a Delitzsch, piccolo paese dal nome impronunciabile ad una ventina di chilometri a nord di Leipzig. Prima di andare avanti voglio subito dire che in questo “piccolo paese” ho trovato l’accoglienza più calorosa e disponibile di tutto il viaggio, grazie a herr Gerhard Röhm, titolare del “Goldener Adler”, piccolo e accogliente albergo in Delitzsch, particolarmente indicato per i motociclisti, ma a questo ci arriveremo dopo.

I chilometri tra Dresda e Delitzsch non sono tanti, circa 140, per questo decido di non percorrere l’autostrada ma la “statale” B6, come la chiameremmo noi in Italia, che segue per il primo tratto il corso dell’Elba, il fiume che attraversa anche Dresda e che ci aveva accompagnato fino alla fortezza di Königstein. Questa strada ci porta ad attraversare anche Meißen, piccola città della porcellana dal nome coperto dal copyright, purtroppo il tempo è sempre tiranno e non mi consente di fermarmi per visitarla, così come anche Lispia: ho un appuntamento a Delitzsch dove so che qualcuno mi condurrà in qualche luogo di interesse per il reportage, a Lipsia ci andrò all’indomani.

Delitzsch è uno dei tanti paesini “deliziosi” tedeschi con un nucleo abitativo centrale, un vero e proprio centro storico con la pavimentazione delle strade che presenta ancora, per la maggior parte, antichi cubetti di porfido anziché una moderna asfaltatura, e le case originali, con architettura a graticcio, e altre costruzioni gotiche. Del resto quest’area nella Germania prebellica era anche sede di importanti insediamenti industriali, per cui è stata massacrata dai bombardamenti alleati, tuttavia il dopoguerra ha visto i tedeschi rimboccarsi le maniche per ricostruire – quello che era possibile – mantenendo stile e metodi del passato, oltretutto essendo stata questa zona parte della DDR, le possibilità economiche non consentirono di edificare con larghezza di mezzi, per cui quasi sempre troverai queste città con quel nucleo storico di cui parlavo ancora edificato con uno stile antico, circondati da anelli periferici dalle abitazioni moderne, con un salto architettonico ed urbanistico che fa pensare di attraversare una macchina del tempo, ed è anche questo che mi rende affascinante la Germania.

l'accesso a Ferropolis, parco industriale dismesso a nord di Lipsia

l'accesso a Ferropolis, parco industriale dismesso a nord di Lipsia

In questo caso la “macchina del tempo” è un antico ponticello che supera un torrentello e che ti fa entrare nella parte storica della città. Un paio di svolte in stradine a senso unico e mi trovo davanti al Goldener Adler, ben mimetizzato tra le altre abitazioni della via, e lì, subito, la calorosa accoglienza di herr und frau Röhm. C’è poco tempo per sistemare il poco bagaglio che mi porto appresso in una camera accogliente: il programma prevede una visita ad una sorta di parco industriale a nord, Ferropolis, di cui ho peraltro già sentito parlare come di una miniera a cielo aperto, ma senza saperne realmente molto di più, guide d’eccezione saranno i due coniugi, proprietari dell’albergo, con un entusiasmo che sconfina dalla semplice gentilezza..

Mi propongono di passare da una BMW ad un’altra, la loro, a quattro ruote, ma preferisco continuare sulle due ruote dell’ottima GS, non solo per le foto in cui devo immortalarla, ma anche per il piacere di avere la libertà delle due ruote anziché lo scatolamento (per quanto comodo ed elegante) della loro “serie 5”.

Quei giorni di luglio nei quali ero in giro per la Germania avevano seguito di poco le settimane nelle quali la natura si era scatenata con piogge battenti, la conseguenza, in buona parte di Europa, era stata l’esondazione di molti fiumi, questa parte della Germania è attraversata da molti corsi d’acqua e da laghi, anche artificiali, così la strada diretta per Gräfenhainichen si allunga con un’ampia deviazione per evitare le strade allagate e impraticabili.

uno degli escavatori di Ferropolis

uno degli escavatori di Ferropolis

Alla fine, dopo un lungo giro ci fermiamo in una piazzola dove ci aspetta un biker, un breve confabulare delle mie guide con il nuovo acquisto e poi ripartiamo al seguito della grossa custom del nuovo arrivato. Finalmente, dopo un breve tratto ancora sotto i filari di piante, la strada si apre in un lungo nastro di asfalto finché non passiamo sotto ad una specie di arco di trionfo metallico che reca l’insegna “Ferropolis”. Ancora un breve tratto poi si comincia ad entrare nel parco industriale, nella “città del ferro”.

la ruota escavatrice

la ruota escavatrice

Ferropolis è – o meglio – era una miniera a cielo aperto nella quale enormi escavatori – il più grande alto 30 metri e lungo 125 – strappavano metro dopo metro la terra con delle enormi ruote bennate per ricavarne la lignite. Queste miniere vennero aperte negli anni ’50 e rimasero operative fino al 1991; furono causa di gravi aggressioni all’ambiente con le profonde fosse che scavavano, anche se oggi la cava vera e propria è diventata un lago nel quale è anche operativo un diving center – Divetropolis – che organizza immersioni in questo luogo così particolare.

la cabina di comando di uno degli escavatori di Ferropolis

la cabina di comando di uno degli escavatori di Ferropolis

La BMW dei signori Röhm si ferma fuori dall’enorme piazzale dove si ergono – enormi leviatani di ferro – i cinque giganteschi escavatori, e io seguo Hartmut Gawollek, il biker che ci ha guidato nell’ultimo tratto fino a Ferropolis. Il suo  grosso “twins” si ferma ai piedi di “Gemini”, la più grande delle macchine, l’unica che oggi si possa visitare, io fermo il GS accanto, ai piedi di un cingolo alto due volte la mia statura.

Ebbene, lo confesso: fin da bimbo ero affascinato dalle enormi macchine del movimento terra, dai grandi bulldozer, dalle altissime gru, macchine dalla tecnologia nemmeno tanto evoluta che sembrano uscite da una realtà ucronica, una miscellanea tra l’evoluzione del terzo millennio innestata in un’estetica “steampunk”, dove vedi i cavalli-vapore sbuffanti per far muovere una macchina pesante decine di migliaia di tonnellate, il tutto manovrato da un ometto piccino ma potente, grazie a questa estensione corporea, un esoscheletro che ara il terreno per estrarre centinaia di migliaia di tonnellate di minerale, no particolarmente prezioso o evoluto, ma del semplice carbon fossile.

l'uomo e la macchina, quasi come essere sul set di "Terminator"...

l'uomo e la macchina, quasi come essere sul set di "Terminator"...

Ecco, ai piedi di questa macchina steampunk, arrampicandomi sulle scalette che danno all’Uomo il controllo sulla macchina mi è sembrato entrare in uno dei visionari fumetti Heavy Metal, una invenzione di Bilal o di Schuiten. A prescindere dalla passione personale per questa tecnologia mastodontica quanto elementare io credo che chiunque resti impressionato da questi manufatti giganteschi e te li immagini ancora in funzione con la loro potenza bovina ma ineluttabile e inarrestabile.

Ferropolis è senz’altro un sito che può far la gioia dei fotografi per gli innumerevoli scorci originali che offre, e io stesso percorrendo le passerelle a qualche decina di metri dal suolo mi sono trovato nella condizione di non voler scendere, di voler esplorare e conoscere ogni minimo anfratto di questa struttura dove la ruggine e le ragnatele stanno tentando di conquistare il predominio sul gigante ormai immobile.

accanto all'ingresso di Ferropolis il diving Divetropolis

accanto all'ingresso di Ferropolis il diving Divetropolis

Una curiosità, riguardo a Ferropolis: la antica cava è oggi diventata un lago e, siccome in Germania l’attività subacquea è molto popolare, visto che di mari nei quali potersi immergere non ne hanno, ogni specchio d’acqua è buono per poter praticare l’immersione, così Ferropolis ha visto nascere al proprio interno Divetropolis, un centro immersioni – anzi, un “tauchschule” – che organizza immersioni e corsi ad ogni livello nelle acque della ex-cava, in estate, ma anche immersioni e viaggi nei mari tropicali in inverno perché sarà pure interessante e originale immergersi in queste acque, ma qua l’inverno è anche freddo…

Ma bisogna anche andare, proseguire nella scoperta di questo pezzetto del territorio tedesco, ed ecco cha anche la successiva tappa si sarebbe rivelata una sorpresa, un proseguire in questa sorta di luna park museale post industriale. Risaliti in moto, ritrovata di nuovo la BMW bianca delle mie affabili guide non torniamo subito a Delitzsch ma ci fermiamo, per un breve ristoro, in un locale che definire originale è vero eufemismo.

l'Hollywood, un locale che ha fatto della storia mineraria della regione la propria scenografia

l'Hollywood, un locale che ha fatto della storia mineraria della regione la propria scenografia

Usciti da Ferropolis facciamo pochi chilometri per fermarci nel piazzale dell’”Hollywood”, un ristorante che ha l’immagine di Santa Barbara, la patrona di chi maneggia esplosivi, accanto all’entrata. Basta comunque entrare e capisci che non ti trovi in un luogo comune: un trenino di quelli usati per trainare i carrellini minerari lungo i tunnel delle miniere ti fa capire quale sia la caratterizzazione del locale, ma poi, sia nel dehors del locale che, ancor di più, al suo interno, ti trovi esattamente all’interno di una miniera, con tanto di effetti visivi e sonori, tra una sala che sembra un tunnel con i telefoni antinfortunistici alle pareti, manichini vestiti con le reali uniformi indossate dai minatori di più di un secolo fa, con mappe dei pozzi e accessori usati dagli uomini che penetravano nella pancia della terra due secoli fa – una tradizione, quella dell’attività mineraria, tipica della Germania – e che oggi costituiscono l’arredo di questa inedita sala da pranzo, come si può vedere anche in alcuni frames del video dedicato a Lipsia e al suo circondario (ma soprattutto a questo incredibile circondario).

Hartmut Gawollek, biker, ex tecnico a Ferropolis, quando funzionava, ideatore di Hollywood, ora gestito dal figlio, guida preziosa nella ex-cava... e negli itinerari in moto che partono dal Goldener Adler

Hartmut Gawollek, biker, ex tecnico a Ferropolis, quando funzionava, ideatore di Hollywood, ora gestito dal figlio, guida preziosa nella ex-cava... e negli itinerari in moto che partono dal Goldener Adler

Hartmut Gawollek è il biker che mi ha fatto da guida all’interno di Ferropolis e che ci ha condotti in questo originale locale che suo figlio gestisce, Hartmut in realtà ha lavorato a Ferropolis quando era operativa la miniera e, al momento della dismissione, si è procurato i primi elementi di quella che ora è molto più di una collezione e, se per caso qualche lettore decidesse di andare da queste parti gli suggerirei senz’altro di visitare questo locale per l’esperienza sensoriale a 360° cercando anche di incontrare Hartmut (che può anche accompagnare in qualche giro sulle due ruote nella regione) per farsi raccontare qualcosa dei tempi in cui i giganti di ferro funzionavano. Dal punto di vista gastronomico posso solo dire che all’”Hollywood” si consumano i piatti tipici delle stube tedesche (con ottima birra, caratteristica di questa regione).

La serata, dopo il rientro a Delitzsch, è poi trascorsa in forma conviviale con herr Röhm e signora e alcuni amici con i quali ci siamo abbandonati ai classici discorsi “da bar” sul tempo, sulla situazione politica ed economica italiana e tedesca, il tutto con la complicità di uno dei commensali che, una volta scoperta la mia provenienza da Imola, si è affrettato a sfoderare tutte le sue reminiscenze di un italiano imparato molti anni prima in virtù di una decina di anni trascorsi a lavorare sulla riviera romagnola, il tutto mentre il palato si beava di una stupenda Wiener Schnitzel accompagnata dalle immancabili patate arrosto, una cena semplice perché per il ristorante dell’albergo era giornata di chiusura ma, naturalmente, su richiesta del proprietario lo chef ci ha ugualmente messo a disposizione quello che, probabilmente, è uno dei piatti base della cucina locale, di quelli che, comunque, non possono mancare.

La giornata successiva è dedicata invece a Lipsia. La ventina di chilometri che separano Delitzsch dalla città sono divertenti, come sempre capita in Germania: le strade, anche le meno battute, offrono sempre un asfalto con un buon grip, senza buche inaspettate, e la BMW si dimostra quello che tutti coloro che hanno avuto modo di usare il GS già sanno: una moto che, nonostante la mole, offre maneggevolezza e buona ripresa.

anche sulle strade nei dintorni di Lipsia si incontrano numerosi generatori eolici

anche sulle strade nei dintorni di Lipsia si incontrano numerosi generatori eolici

Oltretutto, nonostante sia ormai arrivata quasi metà luglio, le strade tedesche sono sempre molto sgombre per cui è facile lasciarsi prendere la mano e lasciar scorrere le ruote mentre accanto ti sfilano i filari di alberi e qua e là, dalle colline circostanti, ogni tanto vedo spuntare campi di “fiori del vento”, come ho ribattezzato i grandi “ventilatori” che raccolgono l’energia eolica per trasformarla in elettricità. Tra l’altro, consapevole delle critiche che in Italia questi mezzi, che servono a procurare e generare un’energia alternativa e non inquinante, raccolgono presso i gruppi ambientalisti, mi sono soffermato a chiacchierare con alcuni rappresentanti dei “Grüne” chiedendo loro se non avevano avuto dei dubbi circa l’installazione di numerosi “campi” di questi giganti con le eliche a causa dell’impatto estetico che, certamente, è impossibile negare. La risposta è sempre stata, immancabile, assolutamente negativa: tutti ben contenti di questi mezzi alternativi senza che l’impatto ambientale costituisca un problema. Personalmente comunque considero anche belli, con una loro levità, i balletti delle pale nel cielo, con il loro fruscio che le accompagna nella loro rotazione.

la parte moderna di Lipsia

la parte moderna di Lipsia

Arrivi a Lipsia scendendo dal nord e ti trovi una città che presenta un mix di architetture, dallo stile neoclassico di fine XIX secolo ai grandi palazzoni squadrati del periodo del cosiddetto socialismo reale alle forme e ai materiali che strizzano l’occhio al terzo millennio, tanto acciaio e vetro, mescolati – negli interni – con il calore del legno. Ma, prima di tutto, dovendo arrivare ad un appuntamento che hai in una zona centrale, pedonalizzata, devi capire dove puoi passare con la moto, evitando di ripetere l’episodio di Monaco…

Il luogo dell’appuntamento con la signora Folke, tedesca dall’ottimo possesso della lingua italiana, ottima anche come guida nella città, come scoprirò in seguito, è nella sede dell’ente turistico, accanto ad un grande parallelepipedo in vetro che scopro essere il modernissimo museo dell’Arte, edificio che – come spesso accade in questi casi – ha suscitato innumerevoli motivi di critica e di discussione, visto che la sua edificazione è avvenuta in una zona centrale della città, inserita in un tessuto urbanistico devastato prima dalla guerra e in seguito dagli scempi, anche ideologici, compiuti nella DDR. Oltretutto il progetto prevede anche un ulteriore sviluppo che costerebbe l’esistenza degli altri palazzi, risalenti agli inizi del XX secolo, che lo circondano, ma già so che problemi di questo tipo affliggono molte città tedesche, soprattutto dell’ex blocco dell’Est, sempre per le stesse ragioni: le conseguenze della guerra e della dominazione sovietica in salsa teutonica. Peraltro bisogna anche dire, da visitatori stranieri, che la Germania è un paese con un vivace fermento culturale “in progress”, cosa che si evidenzia agli occhi di tutti nelle nuove architetture e nella riprogrammazione urbanistica delle aree “storiche” delle varie città. Oltretutto – mi sia consentita una breve considerazione polemica – rispetto al nostro Paese da queste parti mi par di capire che le influenze politiche, in queste faccende, siano praticamente inesistenti e che la priorità venga data davvero al merito di un progetto, per cui lo sviluppo è più armonico, più veloce e dal risultato estetico più gradevole. Fine della polemica (per ora).

Lipsia è stata, due secoli fa, una vera e propria fiera campionaria: una rete di gallerie coperte che sono una vetrina unica sono quello che resta di quel periodo

Lipsia è stata, due secoli fa, una vera e propria fiera campionaria: una rete di gallerie coperte che sono una vetrina unica sono quello che resta di quel periodo

A Lipsia c’ero già stato qualche anno fa, sempre per poco tempo e, soprattutto, senza una guida che mi presentasse quello che vedevo, che mi raccontasse le storie relative agli edifici e alle strade, insomma al dettaglio della storia della città. E questo, per me fotografo quindi interessato più alle forme che alle ragioni dell’esistenza di quelle forme, la mia guida di Lipsia ha permesso che mi scattasse qualcosa dentro che mi abbia fatto capire meglio quel che vedevo e, se vogliamo, abbia così potuto interpretarle meglio, quelle forme.

La prima cosa che scopro di Lipsia è che si tratta di una città prima di tutto commerciale, quindi che per un certo periodo è stata, più che una città, un vero e proprio grandissimo padiglione fieristico. Nella Milano della mia infanzia c’era un evento che per me rappresentava l’analogo delle feste druidiche della primavera: la Fiera Campionaria. In uno spazio delimitato e vasto sorgeva una vera e propria cittadella costituita da edifici e capannoni nei quali ogni anno in aprile, al ritorno delle prime timide giornate di sole, venivano ospitati tutti i settori produttivi, suddivisi appunto per edificio, o per quartiere. E così in questa cittadella si sviluppavano viali e piazze che si chiamavano “viale dell’industria”, “viale dell’artigianato”, “viale del commercio”, “viale delle nazioni”. Bene, cosa c’entra questo con Lipsia?

l'accesso alla rete di gallerie dell'antica fiera campionaria di Lipsia

l'accesso alla rete di gallerie dell'antica fiera campionaria di Lipsia

La città extracircondariale affonda la sua tradizione commerciale già ad un migliaio di anni fa, ma il balzo verso il mondo moderno è stato effettuato a metà del XIX secolo quando l’amministrazione pubblica ha deciso di ottimizzare e organizzare nel modo migliore la possibilità per i produttori di mostrare il proprio campionario ai potenziali clienti, strutturando una larga parte della zona centrale della città come vera e propria Fiera Campionaria, la prima di cui si abbia notizia al mondo.

gli elefanti all'ingresso della storica cioccolateria Riquet

gli elefanti all'ingresso della storica cioccolateria Riquet

Così con i primi palazzi che ci troviamo ad attraversare nelle lunghe gallerie che li attraversano tutti, inizio a capire che erano nati come edifici nati per ospitare i vari settori merceologici e i relativi operatori. Così trovo affascinante quel primo palazzo con le due teste di elefante che sovrastano l’ingresso del famoso bar-cioccolateria che vi è ospitata – Riquet – che, in omaggio alle sue attività commerciali in estremo oriente fece costruire questo edificio con richiami all’India e alla Cina, tra le due teste citate e la torretta-pagoda sotto la quale un bellissimo mosaico art nouveau porta il pensiero alla terra dei Mandarini.

nelle gallerie comerciali di Lipsia ancor oggi molte botteghe hanno il fascino di due secoli fa

nelle gallerie comerciali di Lipsia ancor oggi molte botteghe hanno il fascino di due secoli fa

Così percorrere ora quei lunghi corridoi sui quali si affacciano oggi le vetrine di vari negozi significa, riportata a cento anni fa, veder scorrere i vari prodotti di chi li proponeva ad un pubblico spesso più curioso che interessato, in fondo anche questo è un modo di fare cultura, così come nella Fiera Campionaria di milanese memoria anche chi studiava filosofia poteva scoprire come funzionassero le macchine per stampare la plastica (magari portandosi a casa anche qualche campione) o cosa significasse andare sott’acqua, con i sub immersi in una grande vasca con le pareti in vetro, cosa che – tra l’altro, e mi sia perdonata questa breve digressione personale – poteva affascinare i visitatori che restavano inchiodati a guardare le attrezzature e le evoluzioni tridimensionali dei subacquei-dimostratori allontanandosene poi con il seme dell’interesse per quella attività indelebilmente piantato nella memoria e nel cuore, guadagnando nuovi adepti al regno di Nettuno, come accadde per il sottoscritto ancora dedito alla frequentazione delle scuole elementari.

una statua a Goethe, sulla base sono scolpite anche i ritratti delle due donne con le quali aveva rapporti "affettuosi"

una statua a Goethe, sulla base sono scolpite anche i ritratti delle due donne con le quali aveva rapporti "affettuosi"

Ma esplorare Lipsia solo sotto l’aspetto “commerciale” è assolutamente riduttivo. La mia accompagnatrice mi identifica, passo dopo passo, almeno altri due motivi di interesse: l’arte, intesa sia come musica sia come letteratura e la pacifica sollevazione che ventiquattro anni fa portò all’incruenta caduta di un regime colpevole di comportamenti liberticidi e, forse soprattutto, di aver castrato le possibile evoluzioni di un popolo costringendolo al pensiero unico, sia sul piano produttivo sia – ancor peggio – sul piano culturale.

Parliamo di arte, scoprendo aspetti poco conosciuti di grandi personaggi, assimilandoli così al quotidiano di ciascuno di noi, nei comportamenti, nelle pulsioni.

Prendiamo Goethe che qui a Lipsia visse solo tre anni ma che vi lasciò una traccia così profonda che ne ritroviamo il passaggio in diverse forme. Il grande scrittore, del quale ricordiamo l’immagine che l’ha congelato, dall’iconografia all’attribuzione di un carattere romantico, nella posa languida, semisdraiata, con un grande cappello e un mantello leziosamente gettato sulle spalle, osservare con distacco i “landschaft” – i paesaggi – italiani e romani. Al nostro buon Johann Wolfgang la città di Lipsia ha, per esempio, dedicato una statua sul cui basamento sono state scolpite anche le effigi delle due donne con le quali – contemporaneamente – intratteneva rapporti assai poco arcadici.

la statua a Mefistofele nella galleria Mädlerpassage sopra l’ingresso della cantina di Auerbach

la statua a Mefistofele nella galleria Mädlerpassage sopra l’ingresso della cantina di Auerbach

Del resto, per mescolare l’arte al commercio, sono da sottolineare le due statue bronzee raffiguranti l’una Faust e l’altra Mefistofele che, inserite nella galleria Mädlerpassage – considerata il più bel porticato di Lipsia, in stile Art Nouveau, tanto per unire l’arte al commercio – stazionano sopra l’ingresso della cantina di Auerbach dove Goethe collocò gli incontri alcoolici del vecchio saggio con il re dell’inferno, in cerca della sua anima, dove lo studente universitario esclamava “Io lodo la mia Lipsia! Una piccola Parigi che educa il suo popolo” e dove i turisti di passaggio, per buon auspicio vanno a sfregare i piedi del buon Faust in procinto di essere raggirato dal… mefistofelico compagno di bevute.

Un ultimo accenno invece ad un episodio reale, legato alla storia recente della Germania: la riunificazione dell’est all’ovest. Dalla Nikolaikirche, una delle chiese più famose in Germania, il 4 settembre 1989 i fedeli usciti dopo il sermone serale di un pastore che – ironia della sorte! – di nome faceva “Führer” diedero inizio  alla rivoluzione pacifica che due mesi dopo portò all’abbattimento del muro, senza spargimenti di sangue, in una naturale implosione di un sistema politico che tante sofferenze aveva causato al popolo tedesco, drammatica eredità della devastazione operata dalla II Guerra Mondiale.

il N.°2, deliziosa stube-whiskeria a Delitzsch

il N.°2, deliziosa stube-whiskeria a Delitzsch

Il ritorno a Delitzsch, preparandomi alla partenza della mattina successiva mi riservava ancora una (piacevolissima) scoperta: il ristorante del Goldener Adler era, purtroppo, chiuso, il paese veramente piccolo ma, su indicazione del signor Röhm, proprietario dell’albergo, sono andato a testare un’altra cucina, quella del “N°.2”, una “stube” che, olte all’immancabile birra, aveva una ricchissima “collezione” di whisky. Tanto ricca da essere considerata la più importante in Germania, come poi mi ha fatto notare il simpatico titolare, Jens Fahr.

La classica Wiener Schnitzel con patate arrosto e funghi accompagnata da un’ottima birra scura introducevano un prezioso Bruichladdich, prima della visita alla “biblioteca” alcoolica del locale. Insomma, questa è una visita alla quale il biker che passerà la notte a Delitzsch non può assolutamente sottrarsi, anche per concludere piacevolmente la giornata prima di affidarsi ad un sonno ristoratore che ti prepari alla successiva giornata “on the road”.

L’indomani la BMW R 1200 GS mi aspettava per riprendere il viaggio, in direzione ovest, un’altra tappa da scoprire, altro asfalto da far scorrere sotto le ruote, un altro pezzo di Germania da scoprire, per cui… stay tuned, bikers, a tra un mese!…

 

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