EISENACH, UNA FORTEZZA DI CONFINE

 

una grande casa a graticcio di Eisenach

una grande casa a graticcio di Eisenach

La partenza, al mattino, da Delitzsch è tranquilla: i chilometri per la tappa successiva non sono tanti e, oltretutto, guidare su queste strade tedesche – che siano autostrade o “statali” – è piacevole, comunque sinuose, dall’asfalto che offre un ottimo grip, mai intasate… sembra quasi di essere in un qualunque giorno di primavera, per il traffico che incontro, anziché essere quasi nel cuore dell’estate.

Poi la BMW sembra davvero stata creata per questi percorsi, tanto è un piacere condurla, curva dopo curva, tra i due filari di alberi che indicano la strada per Lipsia, vicino alla quale imboccherò l’autostrada che mi porterà – appunto – ad Eisenach.

Tra gli alberi continuano a spuntare i miei “fiori del vento”, i giganteschi generatori eolici con le pale in perenne movimento. Confesso che, nei lunghi soliloqui mentali che faccio tra me e me mentre macino chilometri su chilometri in questa terra verde e collinare, mi capita di immaginarmi novello Don Chisciotte che, fatto scaltro dall’esperienza precedente, evito accuratamente ogni avvicinamento a questi giganti-mulini a vento. E ripenso alla chiacchierata con quel “verde” al quale ho chiesto se la sua parte politica non si sia opposta, o non si opponga alla “semina” di queste strutture, e dietro al suo deciso diniego gli spiego che, invece, a casa nostra vi sono molte polemiche che hanno bloccato in varie località lo sviluppo di questa energia rinnovabile, con il suo sguardo che mi trapassava a metà chiedendosi se fossi un reazionario provocatore o se davvero gli italiani fossero folli. E io propendo per questa seconda risposta.

anche sulle strade nei dintorni di Lipsia si incontrano numerosi generatori eolici

anche sulle strade nei dintorni di Lipsia si incontrano numerosi generatori eolici

Con le grandi pale che si agitano al vento, che mi accompagnano nel mio percorso, arrivo ad imboccare la A4 e poi la A9, l’autostrada per Eisenach. L’ho definita “città di frontiera” per il semplice fatto che era l’ultima città della Germania dell’est, prima di accedere ai territori “liberi”. In questa piccola cittadina mi fermerò soltanto una notte, per cui devo arrivare  presto al mattino in maniera da fare subito una visita ai vicoli della parte antica e dedicare il pomeriggio alla fortezza di Wartburg, vero focus turistico di Eisenach.

il Steigenberger Hotel Thüringer Hof di Eisenach

il Steigenberger Hotel Thüringer Hof di Eisenach

Appena arrivato inizio subito a cercare la strada per il centro della città dove devo trovare il Steigenberger Hotel Thüringer Hof, l’albergo dove passerò la notte. Beh, i sensi unici delle strette stradine di questa cittadina fanno di me una vittima costretta a ripetere più volte la stessa strada cercando di districarmi per arrivare nella piazza principale. Anche se in moto devo andare realmente a passo d’uomo perché, in queste viette, se ti trovi davanti u autobus che fa la tua stessa strada puoi solo stargli dietro e fare le stesso soste che fa lui.

Alla fine riesco ad arrivare nella piazza, porto la R 1200 GS nel garage dell’albergo e salgo a cambiarmi in attesa dell’arrivo della mia guida.

Eisenach è famosa perché è stata il luogo di nascita di Johann Sebastian Bach e perché ha ospitato un Martin Lutero, in fuga dalle autorità religiose e civili che non accettavano la sua nuova visione pauperistica della chiesa, e qui, al sicuro delle spesse mura della fortezza di Wartburg, si dedicò alla traduzione in tedesco della Bibbia, dal greco.

Le case a graticcio del centro “storico”, i su-e-giù delle viette lastricate in porfido, le mura brunite di alcuni edifici antichi “importanti” – chiese, scuole – sono la cifra di Eisenach; percorrere queste vie a piedi ascoltando la storia antica che fluisce dalle parole della mia guida sono un ottimo supporto alle mie foto e alle riprese che sto realizzando per la clip che immortalerà anche questo centro. Le storie che riguardano il fondatore della prima chiesa “protestante” si mescolano a quelle che raccontano i primi anni di vita del futuro compositore, enorme pietra miliare sulla strada della musica mondiale.

la valle sottostante e Eisenach visti dagli spalti di Wartburg

la valle sottostante e Eisenach visti dagli spalti di Wartburg

Il pomeriggio, poi, la salita a Wartburg, una sorta di “nido delle aquile” che domina tutta la città, certamente una sicurezza per chi ci doveva vivere dentro, la sicurezza di essere praticamente imprendibili.

Per arrivare alla fortezza si prende un piccolo autobus che si inerpica sui montanti che risalgono la collina sopra Eisenach, ma arrivati a poche centinaia di metri dall’arrivo è necessario fare un cambio con un secondo pulmino che, grazie alle minori dimensioni, riesce ad arrivare fino all’esiguo spiazzo davanti l’ingresso della fortezza. Poche centinaia di metri che può essere piacevole, peraltro, percorrere anche a piedi.

la cisterna d'acqua della fortezza di Wartburg

la cisterna d'acqua della fortezza di Wartburg

Arrivato alla fortezza vengo “preso in carico” da un’altra guida che mi conduce nelle stanze del castello, dalla struttura essenziale, dalla sobrietà romanica, ad un’opulenza tipica del principe più barocco del diciannovesimo secolo, quel Ludwig II noto soprattutto per la sua più grande e celebre creazione, quel castello di Neuschwanstein icona prediletta del romanticismo tedesco.

Sì, il Castello di Wartburg conserva e protegge numerose storie importanti, schegge della Storia declinata con la “S” maiuscola, qui è possibile visitare l’ascetica cella del Martin Lutero traduttore, ma anche il grande salone delle feste e delle rappresentazioni nel quale sembrano aleggiare le arie del Wagner del Tannhäuser che a Wartburg si ispirò per quell’opera.

La visita completa a Wartburg ti prende un paio d’ore abbondanti, poi ridiscendo “a valle”. Rientrando in albergo, nella boiserie della lobby, scopro che nel 1857, per un paio di notti, anche Leone Tolstoi fu ospite di queste stanze dal fascino mitteleuropeo. La sera, poi, il programma che mi è stato organizzato non prevedeva niente, così in attesa di scegliere un posto dove cenare me ne sono andato in giro, a piedi, a scattare le ultime foto. Eisenach, peraltro, dopo una certa ora, chiusi uffici e negozi, diventa deserta, anche in pieno luglio, come i giorni nei quali ero anch’io. In ogni caso sono riuscito a mettere “in cascina” un ultimo episodio, minimo, che vale la pena raccontare, anche per confrontare la situazione con una analoga che sarebbe potuta accadere in Italia.

la sobrietà della stanza dove Martin Lutero visse e tradusse la Bibbia dal greco al tedesco

la sobrietà della stanza dove Martin Lutero visse e tradusse la Bibbia dal greco al tedesco

Come ho detto stavo cercando un luogo dove cenare, il mio desiderio sarebbe stato quello di trovare una tipica stube dove consumare le tipiche pietanze teutoniche, ma quello che cercavo non lo stavo trovando, e l’ora – per gli standard tedeschi – si stava facendo sempre più tarda: alle 21 era tutto praticamente chiuso.

Finalmente trovo un localino proprio dietro l’albergo, desolatamente vuoto, con il cuoco e le due cameriere che chiacchieravano tranquillamente seduti ai tavolini all’esterno, una scena degna del miglior Garcia Marquez, se non si fosse svolta nel cuore della Germania ex comunista.

la fortezza di Wartburg

la fortezza di Wartburg

Dopo aver chiesto se ero ancora in tempo per cenare entro nel locale, arredato con uno stile fast food d’alto livello, e mi accomodo mentre una delle ragazze mi porge un menu. La scelta è veloce: una wiener schnitzel con bratkartoffeln e pfifferlinge, i nostri funghetti finferli. La particolarità dipendeva dal fatto che ogni menu era proposta in tre taglie: “small”, “medium” e “large”.

Incautamente, senza pensare che in Germania le porzioni nei ristoranti sono mediamente più abbondanti che in Italia, con un appetito vivace dovuto al digiuno di mezzogiorno, mi sono ordinato la versione “large”, accompagnata da un bel boccale da litro di birra “dunkel”. L’attesa non è stata lunga, mi è arrivato un piatto largo circa 45 centimetri per 25 sul quale erano adagiate due enormi cotolette impanate che lo ingombravano interamente, a loro volta ricoperte da uno strato di almeno tre centimetri di patate e funghi… Per la prima volta in vita mia non sono riuscito a finire il piatto (invito i lettori a prendere le misure e a riprodurle, altrimenti non si capisce bene cosa significhi una portata del genere.

la wiener schnitzel della cena di Eisenach

la wiener schnitzel della cena di Eisenach

Fine della prima parte dell’aneddoto. Seconda parte: dopo il pantagruelico piatto appena citato mi sono concesso un’altra birretta, un gelatone enorme (non l’avevo chiesto enorme, ma così è arrivato) e una tazza di “caffè”, quel liquido marroncino, caldo e abbondante che i popoli fuori dall’Italia osano chiamare in questo modo. Finita quindi la cena, con la parte avanzata del piattone sistemata in un “dog-bag”, i provvidenziali sacchetti per portare gli avanzi agli amici pelosi (ma che spesso servono a salvare una cena che altrimenti non si aveva voglia di preparare…), mi preparavo a pagare il conto.

Ventun euro-21. Sì, un biglietto da venti euro e uno da un euro. Guardo la ricevuta che mi è stata rilasciate per controllare che non vi siano stati errori – per esempio – nell’attribuzione delle dimensioni della portata. Nessun errore. Ventun euro per una cena che in Italia – tra le dimensioni della carne, la quantità dei funghi e quella della birra, per non parlar del gelato – mi sarebbe costata minimo il doppio, ma probabilmente molto di più…

Scioccato me ne sono uscito senza nemmeno prendere, stupidamente, i riferimenti di questo piccolo locale (dalla qualità del cibo comunque ottima), ma in ogni caso consapevole che, più o meno, questo è lo standard tedesco.

La buonissima birra mi ha aiutato nell’abbandonarmi nelle braccia di Morfeo, il giorno successivo mi aspettavano i 185 chilometri per Marburg, dove sarei potuto tornare a parlare in italiano con una guida italiana.

Il viaggio continua. Stay tuned, bikers!

Eisenach: dove dormire
lo Steigenberger Hotel Thüringer Hof ebbe anche Leone Tolstoi come ospite

lo Steigenberger Hotel Thüringer Hof ebbe anche Leone Tolstoi come ospite

Steigenberger Hotel Thüringer Hof
Karlsplatz 11 99817
Eisenach Germany
Phone  +49 3691 28-0
Fax +49 3691 28-190

 

  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks