PIERO BIAGINI, FOTOGRAFO E MOTOCICLISTA

Piero Biagini con la sua Nikon D4

Piero Biagini con la sua Nikon D4

È nato prima l’uovo o la gallina? È nato prima Piero Biagini fotografo sulle piste della MotoGP, del mondiale Superbike, del CIV o Piero Biagini motociclista, tester, esperto nell’elettronica delle macchine a due ruote? Iniziamo dalla componente che dà vita a questa rubrica: la fotografia. Come tanti altri Piero inizia, alla fine degli anni ’80, a scoprire – amatorialmente – la passione per la fotografia, quella per la moto c’è già. Una pausa, l’avvio di un lavoro in campo motoristico e la passione viene ravvivata, favorita anche dall’avvento della fotografia digitale, campo che gli è congeniale grazie alle sue competenze nel mondo dell’elettronica e dell’informatica per il settore motociclistico.

La prima macchina digitale è una Fuji S PRO, quindi, nei primi anni del nuovo millennio, l’arrivo a qualcosa più professionale in virtù dell’interesse che questa nuova attività lo stimolava e anche con la prospettiva eventuale di far diventare quella del fotografo la sua prima attività anche perché nel frattempo aveva iniziato a fare qualcosa in pista, da privato, con un nuovo corredo Canon. Di quegli anni è il contatto con l’agenzia di Oliver Bianchi, il seguente accordo e l’inizio di una vera attività professionale che lo ha portato, in capo a qualche anno, ad aprire anche una propria struttura con l’idea di chiudere l’attività principale per dedicarsi unicamente alla fotografia, idea che ha dovuto fermarsi a causa delle crescenti difficoltà di un mercato con sempre maggiori problemi.

Un passo indietro: che cosa ha stimolato questo ingresso in questo tipo di specializzazione fotografica professionale? Dall’iniziale passione per la fotografia che l’ha portato a sondare diversi percorsi stilistici si è poi sviluppato l’interesse per l’immagine dinamica e sportiva, soprattutto in campo motoristico, non solo nel mondo del motociclismo ma anche delle quattro ruote, soprattutto nei rally: “la possibilità di catturare l’immagine di un’azione trasmettendo la forza dinamica dell’istante”, parole di Piero.

Carlos Checa

Carlos Checa

Non è sempre facile ottenere questo risultato, far capire a chi “legge” un’immagine cosa stia accadendo in quel preciso istante, e in una gara motociclistica è un po’ più facile rispetto ad una competizione automobilistica: il dinamismo di una piega, della postura del pilota, di una derapata con il pneumatico che fuma è cosa diversa dalle quattro ruote che, anche nelle azioni più “dinamiche” vengono sempre immortalate in una posizione statica – a meno di un non auspicabile incidente – e anche dal punto di vista creativo la due ruote sono in vantaggio rispetto alle quattro proprio per queste caratteristiche di maggior dinamismo nella parte “visibile” dell’azione.

Ma Piero, fin qua, ha fatto riferimenti ad una passione per il mondo delle moto, parallela – e forse pregressa – a quella per la fotografia, è quindi il momento di farci spiegare quale siano le origini per questa passione, in definitiva se lui si limita a fotografare le moto o arriva – o è arrivato – anche a montarle.

“La mia esperienza in campo motociclistico dura ormai da trent’anni – esordisce Piero – dei quali i primi dieci anni sono consistiti in pura e semplice passione, avendo potuto provare vari tipi di moto, fare pista, cosa che mi portò ad uscire dall’azienda di mio padre per entrare in quella che era allora la Mecca del motorismo italiano, la Ducati.

“La mia esperienza nella casa di Borgo Panigale è durata sei anni dei quali quattro – dopo l’inizio nel settore meccanico – nel reparto ‘ricerca e sviluppo’, quindi con una vera crescita di esperienza in quel settore e una crescita ‘pratica’ con i colludi e la pista per testare gli elementi che mettevamo a punto.

“Questo periodo è stato molto bello anche perché mi ha permesso di conoscere anche i piloti che correvano con i nostri colori, ricordo, per esempio, che ci trovavamo in pista a Imola a girare provando le moto destinate alla produzione mentre Xaus e Fogarty facevano i loro test con le Superbike del campionato. Ovviamente i tempi erano molto differenti, ma il poter correre sulla stessa pista con quei campioni ti dava comunque un’emozione particolare…

“Poi, una volta, iniziò a piovere, noi proseguimmo nei nostri test, ‘Foggy’ si fermò perché non amava la pioggia mentre Xaus, che era appena stato ‘assunto’ proseguì in pista, in effetti trovandosi a terra più spesso di quanto non fosse in piedi. Ricordo alla ‘Senna’ che mi passò in entrata e io mi chiesi dove volesse andare, tant’è vero che poco dopo lo vidi fuori pista…”

Marco Melandri vincitore a Monza

Marco Melandri vincitore a Monza

Occupandosi dell’elettronica Piero, in quegli anni, si era anche avvicinato molto alle piste in quanto doveva anche elaborare i dati delle gare, quindi, ad un certo punto della sua esperienza professionale, si trasferì “a monte”, da chi l’elettronica per le moto la progettava e la produceva, la Magneti Marelli, dove ancora lavora nell’attesa di riuscire a compiere il gran salto, in effetti – vista l’attuale situazione economica generale – con molta meno fiducia, rispetto a qualche anno fa, di riuscire ad arrivare a fare questo passo…

In ogni caso, avendo gestito come capo-progetto la Ducati, all’interno della sua nuova ‘factory’, con orgoglio Piero rivendica il fatto che dalla 996 alla 1098 le elettroniche siano passate tutte sotto il suo lavoro.

A questo punto una curiosità: avendo le competenze in campo motociclistico come pilota, e pilota in pista quanto il fotografo se ne avvantaggia?

“Beh, è chiaro che sapendo cosa il pilota possa preparare nelle varie posizioni della pista tu puoi anticipare le sue posizioni e le sue traiettorie, e questo vantaggi o lo ritrovi poi nell’immagine finale.”

Parlare di fotografia professionale non può evitare di parlare anche di attrezzatura: cosa usa Piero Biagini?

“Premesso che il mio approccio da questo punto di vista risente della mia attenzione alla tecnica, e che un discorso del genere potrebbe essere molto lungo, per essere dettagliato, ti dirò che ho iniziato con Canon, che per sei anni mi ha fornito un prodotto all’altezza delle mie aspettative, sia come attrezzatura sia come assistenza, con un ottimo supporto ai fotografi CPS, com’ero io, tanto che nel 2012, quando subii un furto importante della mia attrezzatura, mi diedero una grossa mano.

“Negli ultimi anni, però, con la 1 D mark III, soprattutto,  e la D mark IV le Canon non sono più state all’altezza delle mie esigenze e sono passato a Nikon che, in questo momento, offre qualcosa in più dal punto di vista dell’affidabilità in pista per volumi elevati di fotografie, cosa che Canon in questo momento fa fatica ad offrire. Affidabilità che riguarda sostanzialmente le differenze nella gestione dell’autofocus: da un certo momento in poi la Canon ha prodotto un tipo di autofocus estremamente reattivo, utile più negli sport di squadra, come il calcio, rispetto a quelli motoristici dove l’estrema reattività comporta il rischio di avere file con microsfocature che rovinano comunque l’immagine, complice anche l’estensione della superficie della moto o dell’auto. Quello della Nikon, un po’ meno reattivo, ‘aggancia’ meglio il soggetto e garantisce risultati più precisi.

le pieghe "orecchie a terra" di Marc Marquez nelle foto di Piero Biagini

le pieghe "orecchie a terra" di Marc Marquez nelle foto di Piero Biagini

“Il file JPEG prodotto da Canon richiede una minor lavorazione rispetto a quello di Nikon, ma si può ovviare alla cosa con i file RAW (NEF per Nikon), che molti fotografi usano, che mantiene la qualità essendo un file ‘grezzo’.

“Come attrezzature io oggi uso una Nikon D4 con il 500 mm, un 70-200 VR2, un 24-70, un 14 mm,  un macro che uso comunque poco, soprattutto per le immagini che realizzo per me,  anche perché in pista non serve a molto, infine un moltiplicatore 1,4x. Come corpo di back up una D7100 che, nonostante sia di un livello inferiore, produce dei file discreti con la possibilità, soprattutto, di ‘croppare’ le immagini, cosa che consente di aumentare virtualmente la lunghezza focale dell’obiettivo che stai usando.

Valentino Rossi all'inseguimento di Marc Marquez, la composizione della foto è voluta, con gli altri piloti sullo sfondo, nella ricerca creativa del professionista

Valentino Rossi all'inseguimento di Marc Marquez, la composizione della foto è voluta, con gli altri piloti sullo sfondo, nella ricerca creativa del professionista

“Oltre a questo in pista mi porto un monopiede in cintura che secondo me ha un vantaggio nei confronti del monopiede a terra. Il monopiede che uso io, per esempio, mi consente di fare dei panning più veloci rispetto a quello a terra, soprattutto se sei con il 500 mm vicino alla pista, questo perché, seguendo l’azione, il fulcro della rotazione non è sulla macchina a ma spostato di  circa dieci centimetri in avanti. Oltre a questo anche negli spostamenti in pista, se devi farli velocemente, non riesci a farlo con il monopiede a terra che è più ingombrante, soprattutto se hai – appunto – ottiche lunghe e pesanti come il 500 mm., ancor di più tenendo conto che se lavori fianco a fianco con altri venti fotografi ti ci inciampi.”

Domanda: raffica sì o raffica no?

“Normalmente si fanno un paio di scatti per ogni pilota, riprendendo il discorso dell’autofocus, con la Canon, per avere il fotogramma corretto, eri costretto a ‘rafficare’, ma questo se è ancora possibile farlo quando lavori per i giornali è praticamente impossibile da farsi nella fotografia commerciale, quando devi vendere le immagini direttamente ai piloti, perché non hai la possibilità di gestire le migliaia di scatti di ogni sessione di pista.

“Oltre a questo c’è anche un discorso di qualità dell’immagine: la creatività ti porta a scegliere un tipo di inquadratura che è esattamente quella, i dilettanti ‘sparano nel mucchio’ per portare a casa un’immagine qualunque, ma la differenza con il professionista è proprio nella capacità di scelta di quest’ultimo per poter fornire quell’immagine che ne caratterizza anche lo stile, in maniera da arrivare a produrre quello che possiamo definire uno ‘scatto d’autore’, che è il complimento più bello che si possa fare ad un fotografo sportivo.”

il salto di gioia di Jorge Lorenzo a Misano in un podio tutto spagnolo

il salto di gioia di Jorge Lorenzo a Misano in un podio tutto spagnolo

Sugli aspetti tecnici Piero si dilunga ampiamente entrando in dettagli che il non professionista o il profano considererebbe minimi, ma che rappresentano quelle caratteristiche che fanno di un’immagine “LA” fotografia di quell’evento o quel momento della gara. Questo suo approccio ti fa capire due cose della personalità di questo fotografo: da un lato – correlabile anche con il suo lavoro “vero” – la passione e la precisione che impiega nell’analisi tecnica, da un altro la ricerca estetica, legata alla qualità tecnologica delle sue macchine, che fa di lui non solo un appassionato, non solo un professionista ma, in totale, un appassionato professionista.

 

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