DUE RUOTE, TRE REGIONI

il paesaggio appenninico esercita un grande richiamo per i mototuristi, appena inizia a tornare la bella stagione

il paesaggio appenninico esercita un grande richiamo per i mototuristi, appena inizia a tornare la bella stagione

L’Appennino tosco-emiliano è un autentico eldorado per il mototurismo in Italia. Rocche e castelli testimoniano e narrano la storia movimentata di un territorio che affascina con la varietà dei suoi paesaggi e una natura meravigliosa grazie alla quale si è anche sviluppata una tradizione culinaria che molti ci invidiano. I castelli del ducato di Parma e Piacenza sono mete che amiamo molto per le nostre escursioni primaverili e autunnali sulle due ruote proprio per la ricchezza degli stimoli e la possibilità di improvvisare un itinerario sapendo che, ovunque si vada, si attraversano territori ricchi di fascino e le possibilità di imbattersi in un castello sono piuttosto alte. Per questo tour ci siamo ispirati a un itinerario trovato sulla pagina it.scribd.com. : “porcini alla griglia”, un nome che è già un programma. I percorsi proposti dal sito talvolta sono un po’ contorti, ma un pregio indiscutibile è che sono indicati i luoghi panoramici dove sarebbe un peccato non scattare una foto… magari riusciamo a fermarci anche noi.

la chiesa di Roccalanzona

la chiesa di Roccalanzona

Percorriamo pochi chilometri in autostrada perché la noia ci assale quasi subito, ma anche la statale non è così divertente quindi, invece di proseguire fino a Parma, all’altezza di Salsomaggiore non resistiamo al richiamo delle colline e improvvisiamo con la speranza di non allungare troppo, come di solito accade. Puntiamo verso Varano de’ Marchesi passando tra vigneti ancora spogli e borghi dai nomi legati a vecchie attività artigianali. L’aria profuma di primavera, gli alberi sfoggiano i primi fiori bianchi e rosa pallido e i prati sono verde smeraldo grazie a tutta la pioggia delle ultime settimane. Passiamo ai piedi dell’imponente torre di Varano de’ Marchesi e seguiamo la strada per Varano de Melegari, ammirandone il castello che domina la valle. A pochi chilometri di distanza lasciamo la statale per dirigerci verso il vecchio borgo di Roccalanzona: la tipica chiesa di paese, poche case in pietra, un vecchio forno esterno per il pane, i resti della rocca, un caseificio a gestione famigliare e la trattoria “da Sincero” da cui giunge un profumo invitante. Ma è un po’ troppo presto per il pranzo, quindi si torna in sella e attraversiamo S. Andrea Bagni, che come tutte le località termali sfoggia belle ville e numerosi alberghi, per immetterci sulla statale e raggiungere Viazzano dove restiamo folgorati dalla vista di una stupenda vecchia casa con una bella loggia, un edificio del Cinquecento non più abitato da tempo che emana un grande fascino. Alle sue spalle sorge il borgo con le strade lastricate e deserte dove ci “perdiamo” per qualche minuto nella tranquillità che aleggia tra antiche mura, dietro le quali sicuramente si celano anche dimore restaurate con cura.

il Taro, incrociato prima di inerpicarsi sulle stradine che salgono a Borgo di Taro

il Taro, incrociato prima di arrivare a Borgo Val di Taro

Costeggiamo per un po’ il fiume prima di attraversarlo e arrampicarci su una stradina che si snoda tra colline verdeggianti e formazioni rocciose che catturano lo sguardo per la loro forma e quasi una pennellata di colore rosso che spicca in mezzo ad esse. Iniziamo a sentire un certo languorino, ma dopo una mezz’ora la speranza di incontrare un bar lungo la strada per mangiare un panino ci abbandona. Ci addentriamo nel fitto bosco, come se ne vedono ancora pochi, e dopo un’infinità di curve e tratti di strada dove le frane lasciano giusto lo spazio per passare con la moto, scolliniamo e seguiamo le indicazioni per Prelerna quindi Borgotaro. La strada finalmente diventa più larga e meno tortuosa mentre seguiamo le indicazioni per Borgo Val di Taro, una località che in me suscita tantissimi ricordi di bambina, quando mio padre tutte le settimane si recava in questa zona per seguire i lavori di costruzione dell’autostrada della Cisa, della quale ha progettato insieme a mio nonno numerose gallerie.

La nostra meta è ormai vicina ma abbiamo veramente voglia di fermarci un po’… e mangiare qualcosa! Attraversiamo il fiume per recarci nel centro del paese, che sfoggia molte belle case. I tavolini esterni di “Luca – Cantina Caffè” sono quasi un miraggio e chiediamo al simpatico proprietario di farci un panino con prosciutto crudo e altri ingredienti a sua scelta. In giro non c’è nessuno e ne approfittiamo per fare quattro chiacchiere con Luca, ex motociclista convertito (causa forza maggiore) alle camminate, che ci racconta di questo inverno piovoso che ha creato gravi danni alle strade della zona.

il castello di Compiano

il castello di Compiano

Torniamo in sella per percorrere i pochi chilometri che ci separano da Campo di Pieve, la nostra destinazione odierna, quindi seguiamo il suggerimento di andare a sgranchirci le gambe fino al castello di Compiano, membro dell’Associazione dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza. Una bella passeggiata, forse meglio se affrontata con le calzature adatte, che non sono certamente gli stivali da moto. Compiano è un antico borgo medievale recentemente divenuto membro de “I Borghi più belli d’Italia”. Il suo nucleo è ben protetto da poderose mura su cui domina il castello e antiche vestigia di epoca carolingia testimoniano una storia ultramillenaria e piuttosto movimentata. Proprietà dei Malaspina intorno all’anno 1000, quindi del Comune di Piacenza, Compiano passa nelle mani della famiglia Visconti, quindi dei Landi, la signoria d’Italia più longeva, sotto la quale il borgo vive un periodo di grande splendore tra il XVI e XVII secolo, quando batté moneta propria e istituì scuole pubbliche. Alle soglie del Settecento l’arrivo dei Farnese segna l’inizio del declino di questo borgo, le cui strade in pietra sono quasi opere d’arte ornate da motivi disegnati con sassi bianchi e scuri. Siamo fuori stagione, l’atmosfera è alquanto desolata e il borgo praticamente deserto, fatta eccezione per qualche turista come noi e il parroco! Passiamo davanti alla chiesa e ammiriamo il panorama dall’ampia terrazza prima di salire al castello che non possiamo visitare perché non sono previste visite guidate. Leggiamo però che ospita il Museo della massoneria e una prestigiosa struttura alberghiera con servizio di ristorazione. Peccato che la grande vetrata rettangolare del ristorante al piano terra stoni non poco con l’atmosfera del borgo e l’architettura del castello, come del resto il tipo di locale e l’arredamento. Peccato. Compiano è veramente un piccolo gioiello che sembra dimenticato nel suo scrigno.

Roberto con la sua BMW R 1200 RT protagonista dei viaggi

Roberto con la sua BMW R 1200 RT protagonista dei viaggi

Il tempo scorre veloce e noi dobbiamo ripercorrere tutta la strada a ritroso fino all’agriturismo prima di goderci il piacere di immergerci in una grande vasca da bagno angolare colma di acqua profumata con l’olio di lavanda preparato dalla proprietaria del B&B. La cena vegetariana servita in un’atmosfera intima, con luci soffuse e musica di sottofondo, soddisfa la vista ancor prima del palato e il digestivo alla menta piperita prodotto dalla casa ci conquista! Lontani dall’inquinamento luminoso, alzando gli occhi ammiriamo uno stupendo cielo terso costellato di stelle che noi milanesi non siamo abituati a vedere così luminose. Se non fosse per il freddo – il termometro segna meno due – resteremmo ancora un po’ con lo sguardo verso l’alto a osservare il Grande e il Piccolo Carro cercando di ricordare le fiabe e leggende legate alle costellazioni che abbiamo ascoltato tempo fa al planetario di Milano.

Ci svegliamo presto. La mattina è splendida e il piacere di restare accoccolati sotto il piumone mentre si vede il sole che si alza dietro le montagne è un lusso che apprezziamo. Alla Casa delle erbe la colazione si fa a base di pane, marmellate, torte e biscotti fatti in casa e ha un sapore d’altri tempi. Ci prepariamo con calma per il programma che da Borgo Val di Taro prevede di salire al passo Cento Croci e spostarci in Liguria, poi è ancora solo abbozzato. Intanto indossiamo il costume sotto l’abbigliamento da moto, perché l’idea è quella di fermarci un po’ al mare, tempo permettendo. Lungo la strada che porta al passo non incontriamo praticamente nessuno ma vediamo ancora qualche traccia di neve e solo quando superiamo il crinale troviamo qualche capo di bestiame pascolare placidamente tra i prati verdi e un paio di motociclisti che consultano la cartina.

la spiaggia di Riva Trigoso

la spiaggia di Riva Trigoso

Ce la prendiamo con comodo. È una strada che abbiamo già percorso e non abbiamo fretta. Il paesaggio cambia continuamente e ci godiamo il tiepido sole. Varese Ligure è sempre una meta piacevole con la sua incantevole piazza, ma questa volta non ci fermiamo e continuiamo a scendere passando per Castiglione Chiavarese, Casarza Ligure per puntare verso la spiaggia di Riva Trigoso, vecchio borgo di pescatori che affaccia su una piccola baia e vanta una spiaggia insolitamente vasta per la Liguria. Non ci torniamo da un po’, ma tutto sommato non è cambiata più di tanto, fatta eccezione per il cantierino ormai scomparso.

L’acqua è limpida e invitante, qualcuno fa anche il bagno, ma noi ci limitiamo a metterci al sole mentre mangiamo una striscia di focaccia. Impossibile resistere quando si è qui! Quattro chiacchiere con vecchi amici che non vedevamo da tempo, poi ci rivestiamo e torniamo in sella, direzione Gattorna per poi fare il passo della Scoffera. Le piogge recenti però ci rovinano il programma e, causa una frana sulla strada, poco dopo Carasco siamo costretti a deviare verso la verdeggiante val d’Aveto e quindi scendere in Emilia verso Marsaglia e Bobbio, facendo un milione di curve su una strada che non ci piace per niente, non poco dissestata e incassata in una stretta gola quasi sempre in ombra. Qui il paesaggio brullo non contribuisce certo a rendere il percorso più piacevole. La val Trebbia, per molti quasi mitica, a parte due o tre scorci a me non piace in modo particolare, ma questa volta dobbiamo fare di necessità virtù. Ci rifaremo la prossima volta. Intanto, rientriamo a Milano con un bilancio comunque positivo.

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