BERNKASTEL, TUFFO NEL MEDIOEVO

 

dove dormire, dove mangiare a Bernkastel

 

Coblenza: il monumento a Guglielmo I posto alla confluenza tra il Reno e la Mosella

Coblenza: il monumento a Guglielmo I posto alla confluenza tra il Reno e la Mosella

In Germania spostarsi da una città ad un’altra non può prescindere dal fare salti nel tempo, nel passato, e questo itinerario me lo conferma, tappa dopo tappa, così, quando me ne vado al mattino da Bad Ems diretto a Bernkastel, so già che nei 133 chilometri che separano le due destinazioni, attraverserò tre epoche ben distanti tra loro: dalle atmosfere Belle Epoque della cittadina termale dove ho trascorso l’ultima notte ad un Medio Evo splendidamente conservato nel nucleo storico della mia meta finale passando per uno scorcio di XX secolo in un passaggio intermedio a Coblenza, dove Reno e Mosella si uniscono in una metafora del punto di saldatura delle diverse anime di questo grande Paese.

Il primo tratto di strada, tra Bad Ems e Coblenza si dipana tra le colline di questo angolo di Germania, su strade sempre perfette dal punto di vista del fondo, dove in un’alternanza tra rettilinei che tagliano a metà grandi distese erbose – chiamarli “prati” mi sembra quasi riduttivo – e percorsi sinuosi che attraversano boschi fitti la cui ombra è ben gradita, in questo mese di luglio, nonostante la mia tuta sia ridotta all’essenziale. La BMW mi sembra quasi si senta a casa propria, la guida è docile e dolce e la sua cavalleria e un cambio dai rapporti ben distribuiti consentono un’andatura turistica sì, ma anche veloce e agile nel misto.

a sinistra il Reno, a destra la Mosella, due fiumi importanti per due anime della Germania si incontrano a Coblenza

a sinistra il Reno, a destra la Mosella, due fiumi importanti per due anime della Germania si incontrano a Coblenza

Coblenza, la prima tappa intermedia, è presto raggiunta, la strada, ad un certo punto, “esce” dal paesaggio collinare che si apre nella valle dove la confluenza tra i due grandi fiumi – l’uno quasi sinonimo della Germania, il Reno, l’altro che segna la più importante zona vitivinicola tedesca, la Mosella – segna indelebilmente il territorio.

Coblenza è una città di circa 100.000 abitanti, praticamente ricostruita dopo la seconda guerra mondiale, anche se il centro storico conserva ancora monumenti ed edifici interessanti da visitare, ma a me interessava solo “quella” confluenza, come ho detto, quasi fossero due anime della Germania che si dividono (o si uniscono, più propriamente) in questo punto.

i segmenti del muro di Berlino sono diventati un monumento alla riunificazione delle due germanie

i segmenti del muro di Berlino sono diventati un monumento alla riunificazione delle due germanie

Entrati in città le indicazioni per raggiungere il punto di confluenza sono abbastanza chiare, arrivato vicino al fiume (la Mosella) un grande parcheggio dimostra l’interesse che questo luogo suscita nei turisti. Questo luogo prende il nome di  Deutsches Eck, in fondo alla passeggiata che conduce all’apice dei due fiumi una gigantesca statua equestre dedicata a Guglielmo I domina l’intersezione fluviale, la statua venne distrutta nel corso della seconda guerra mondiale, ma fu ricostruito negli anni ’90, dopo la riunificazione delle due germanie, dietro ad essa si possono trovare dei segmenti del famigerato muro che divise in due questa grande nazione per 28 lunghi anni.

Lascio Coblenza per raggiungere la meta finale di questa giornata, Bernkastel, distante un centinaio di chilometri. Ci sono diverse strade per arrivare alla piccola cittadina sulla Mosella, una soluzione potrebbe essere quella di costeggiare tutto il fiume, un’altra si inoltra tra le colline, io – anche con l’indesiderato aiuto della pessima segnaletica stradale tedesca, unico grave neo di chi viaggia in questo Paese – alla fine scelgo un percorso intermedio: seguo la Mosella fino a Kobern per poi salire nell’interno e seguire una strada che si sviluppa sinuosamente tra le colline…

un gruppo di biker in visita al Deutsches Eck

un gruppo di biker in visita al Deutsches Eck

Dal punto di vista della guida la scelta è stata – secondo me – la migliore, alla fine: la strada aveva meno traffico (praticamente quasi inesistente), era divertente e con l’asfalto dall’ottimo grip, ma questo è abbastanza standard, in Germania. In effetti dal punto di vista dell’itinerario credo di aver fatto un po’ di chilometri in più del necessario, affidandomi al mio intuito mescolato ad un po’ di senso dell’orientamento che mi faceva orientare con la posizione del sole, visto che la cartina di cui disponevo riportava nomi che non ritrovavo nei cartelli stradali e, in ogni caso, essendomi sconosciuta la lingua tedesca, facevo fatica, comunque, a ricordare nomi tutt’affatto astrusi, per me.

Comunque anche in questo percorso tra i boschi ad un certo punto mi sono ritrovato a scendere verso il fondo valle e a ritrovare il quieto fiume che avevo lasciato poco dopo Coblenza, e a seguirlo fino a Bernkastel.

lo spazio per il parcheggio delle moto dell’Hotel Doctor Weinstube a Bernkastel

lo spazio per il parcheggio delle moto dell’Hotel Doctor Weinstube a Bernkastel

Ecco, qui altri problemi dovuti alla mia ignoranza della lingua: cercando l’albergo, usando una mappa di Bernkastel che mi ero scaricata da internet, avevo visto che il nucleo antico della città, dov’è appunto dislocato l’Hotel Doctor Weinstube, dove avrei dovuto passare la notte, era precluso al traffico a motore tranne per un’unica direttrice. Mi sono quindi inoltrato lungo questa stradina, passando tra antiche case a graticcio e sfidando gli sguardi incrociati nei numerosi  pedoni che si aggiravano tra una stube e uno store di ricordini medievali. Alla fine mi sono deciso a fermarmi per consultare di nuovo la mia cartina e, finalmente, mi rendevo conto che stavo seguendo… un percorso minato. Ovverossia mi ero proprio inoltrato in quella parte della città antica dove era assolutamente vietatissimo passare con qualunque cosa facesse rumore e fumo, e gli sguardi di disappunto che mi circondavano mi stavano facendo sprofondare in un lago di vergogna, per cui mi sono trovato a ringraziare il casco che mi proteggeva l’imbarazzo.

l'ingresso dell’Hotel Doctor Weinstube

l'ingresso dell’Hotel Doctor Weinstube

Ripreso un minimo di controllo, riscostruita la mia migliore espressione di sfrontatezza, alla fine ho deciso di posteggiare in un angolo poco appariscente la  BMW, confidando che l’abbinata moto tedesca-targa italiana avrebbe potuto rendere indulgenti gli eventuali gendarmi, e, orizzontandomi con la cartina, mi sono messo a cercare a piedi l’albergo.

Non mi sto a dilungare sui tempi della ricerca, in quella specie di labirinto urbano dove facevo fatica ad identificare punti di riferimento, alla fine la mia ricerca è stata coronata dal successo. Sono entrato, sollevato, nell’ombra dell’atrio, colpito dall’aspetto che mi riportava all’epoca di Robin Hood, anche se il personaggio non credo abbia mai visitato questi paraggi, e venivo accolto con cordialità dal padrone, che mi stava aspettando.

nei vicoli di Bernkastel è frequente incontrare le insegne di una weinstube

nei vicoli di Bernkastel è frequente incontrare le insegne di una weinstube

Già incontrare questo simpatico personaggio, dai lunghi capelli anzitempo bianchi, raccolti in una coda, mi stava rendendo più tranquillo e propenso a considerare questa come una sosta interessante. Esauriti i convenevoli gli proponevo subito il mio problema logistico, lui, sfoderando una cartina decisamente più dettagliata di quella che usavo io, mi dimostrava che quella strada che avevo evitato perché mi era sembrato esibisse un esaustivo “divieto di transito” era proprio l’unica che – al contrario – mi avrebbe condotto velocemente e con semplicità al suo albergo.

Dopo essere riuscito, spannometricamente, ad indicargli il luogo dove avevo lasciato la moto, mi indicava anche la strada più semplice e veloce – praticamente l’unica – per riportarmi sulla strada che potevo percorrere e ad arrivare finalmente all’albergo. Riguadagnata la BMW, risalito in sella tra gli sguardi di rimprovero che mi circondavano, mi sono rapidamente inerpicato verso l’uscita della città vecchia, rientrando nella normale viabilità per arrivare in meno di cinque minuti, finalmente, all’albergo.

i vigneti sono lo sfondo del paese di Bernkastel

i vigneti sono lo sfondo del paese di Bernkastel

Parlando dell’attenzione che in Germania riservano nei confronti delle due ruote segnalo, ancora una volta, che anche l’Hotel Doctor Weinstube ha uno spazio dedicato alle due ruote, proprio accanto a quella che appare come un portone che dà l’accesso alla sezione birreria del ristorante annesso all’albergo. Da Bernkastel dovrò ripartire già domani, quindi dopo una rapida doccia esco subito per dedicarmi alle foto e al video del paese, o meglio, della parte antica, del paese. In effetti girando per gli stetti vicoli ti sembra o di essere sul set di un film su Robin Hood o di essere tornato indietro nel tempo di qualche secolo, in ogni caso la cosa che colpisce è la ricorrenza di elementi decorativi, di negozi, di locali dove il vino la fa da padrone, d’altra parte qua siamo nel cuore della zona dei migliori vini della Germania…

l'ingresso del ristorante dell’Hotel Doctor Weinstube

l'ingresso del ristorante dell’Hotel Doctor Weinstube

Cammino per le stradine, naso all’aria e macchine fotografiche pronte allo scatto, guardo e fotografo, e al tempo stesso mi do la spiegazione alla domanda non pronunciata “perché una sosta a Bernkastel?”: il piacere della scoperta dell’esotico – che non significa solo un paese dall’altra parte del mondo, ma anche un luogo a pochi chilometri da casa dove però l’atmosfera ci faccia viaggiare nel tempo – passa anche attraverso un’oretta trascorsa su una poltroncina di una weinstube sorseggiando un morbido riesling ben ghiacciato, osservando abitanti del luogo e turisti, cercando di indovinare chi siano gli uni e chi gli altri in base al tempo che dedicano ad osservare le varie vetrine, chi quelle di strumenti di lavoro e gli altri quelle dei souvenir e delle bottiglierie.

La sera mi aspetta la cena nel ristorante dell’albergo, un cameriere che mi serve mi riporta all’Italia: sapendo che io sono italiano mi parla di un personaggio che a casa nostra non è molto apprezzato: il Comandante Schettino, intanto che mi serve mi intrattiene per un buon quarto d’ora raccontandomi di aver lavorato per diversi anni, imbarcato, sotto al suo comando, e i commenti e il giudizio e il profilo che me ne traccia sono tutti declinati al positivo, io gli faccio presente le sue responsabilità nel naufragio del Giglio e in quel che ne è seguito, la sua fuga dalla nave e le vittime, ma lui ribadisce la sua fiducia nel suo ex comandante, e mi lascia al mio Riesling spatlese (vendemmia tardiva)con un sorriso soddisfatto, probabilmente per aver avuto modo di spezzare una lancia in favore di chi ha stimato. Ecco, il viaggio è anche questo, trovare sempre nuove finestre dietro gli angoli del cammino. Domani mi aspetta Heidelberg.

 

  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks